attentato kabul
Cronaca
L’ATTENTATO

Strage dell’Isis a Kabul. Le lacrime e la rabbia dei profughi a Settimo

La disperazione dei rifugiati ospitati in provincia di Torino dopo l’attacco di ieri che rende ancora più complicata la fuga

L’urlo disperato di una giovane donna rompe il silenzio nella stanza in cui sono raccolti alcuni profughi afghani nel villaggio di Settimo torinese. Qualcuno al telefono le dice che un kamikaze si è fatto esplodere a Kabul. Che ci sono morti e feriti. «Mio cugino è lì, da giorni in quel canale maledetto…». La notizia fa il giro del campo, le lacrime si mescolano alla rabbia, mentre le immagini dell’attentato scorrono su una piccola tivu. E la tragedia coinvolge tutti, profughi e volontari perché appare chiaro che da ora la fuga sarà ancora più difficile. Se non addirittura impossibile. Già perché quel filo sottile di libertà rappresentato dal ponte aereo della Coalizione per dare una speranza a chi cercava di mettersi in salvo dai talebani, si è interrotto nella maniera più tragica.

Ieri pomeriggio un attacco suicida ha sconvolto l’aeroporto di Kabul. Un’esplosione terribile provocata da un kamikaze che si è mescolato tra la folla immensa in attesa di una mano tesa che li aiutasse a varcare il muro della speranza. Ed ha fatto strage, uccidendo anche alcuni bambini. Impossibile al momento avere informazioni esatte dai portavoce talebani, ma i morti sarebbero forse 40 e oltre un centinaio i feriti. Quasi contemporaneamente c’è stato un attacco con armi pesanti e bombe all’Hotel Barrons, a poca distanza dall’aero – porto, dove si erano rifugiati molti cittadini inglesi. E qui sarebbero stati colpiti alcuni soldati americani, uno dei quali sarebbe in gravi condizioni. Per puro caso, anche se qualcuno il borghese segue dalla prima pagina parla già di una sorta di miracolo, nessun italiano a quanto risulta, sarebbe tra le vittime. I nostri militari erano da poco rientrati nel bunker. Dunque i convitati di pietra in questa tragedia umanitaria hanno mostrato il loro volto. Quello orribile dell’Isis che ha agito contro il nemico Occidente e quei cittadini, uomini, donne e bambini che gli stessi talebani, al di là delle false promesse, considerano collaborazionisti degli americani da eliminare. Un attentato studiato con cura, e condotto a termine in quel canale di scolo dove in migliaia, stretti uno accanto all’altro, tentano la fortuna in una fuga praticamente impossibile. Un monito al mondo che fa comodo ai guerriglieri e rende ancora più complesso il ponte aereo, compreso quello italiano che non si è ancora concluso. E che di fatto testimonia il legame tra i terroristi spazzini di morte e le milizie talebane.

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