hotel hen na robot
Buonanotte

Storie giapponesi

L’hotel Hen Na ne aveva assunti 243 e oggi ne licenzia più della metà. Senza liquidazione e senza paga, semplicemente buttandoli in strada. Non si allarmino i sindacalisti da tastiera: si tratta di robot. Oggi l’intelligenza artificiale ha fatto grandi passi, e installata su robot permette loro di fare molti semplici lavori. L’idea dell’albergo giapponese era buona, in teoria. Spesa iniziale forte, ma poi niente paghe, assenteismi, orari, rivendicazioni. Solo batterie da ricaricare. Inizialmente la curiosità di vederli all’opera ha riempito l’hotel, ma passata quella i clienti han cominciato a latitare per le pecche di servizio delle macchine parlanti. I robot-facchini riuscivano a portare in camera solo il 15% dei bagagli a causa delle barriere architettoniche e delle diverse conformazioni delle valigie. I robot della reception non sapevano quali ristoranti e itinerari suggerire ai clienti. Insomma, toccava sempre al personale in carne ed ossa sopperire alle emergenze, con grave stress e aggravio di spese. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il robot-cameriere, fisso in ogni camera per servire gli ospiti a domanda. Non riuscendo a interpretare il russare di un cliente, continuava a svegliarlo con la frase: «Non ho capito la domanda, può ripetere?». E meno male che è finita lì. Ve lo immaginate il robot-cameriere che dice a un dongiovanni salito in camera con l’ultima conquista dopo essersi spacciato con lei per timido innamorato alla prima esperienza: «Bentornato, signor Rossi, le servo il solito whisky e lo champagne alla signora?». Forse un domani i robot ci domineranno, ma per fortuna ne hanno ancora di strada da fare.

collino@cronacaqui.it

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