Mohammad Ibrahim
Cronaca
Ha 24 anni ed è bengalese come la vittima

STORIE DI SANGUE. Gli ha tagliato la testa per un debito d’onore: arrestato l’assassino

Sullo sfondo c’è un matrimonio combinato in patria. Il killer ripreso da una telecamera, ritrovata l’arma
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Si chiama Mohamed Moustapha, ha 24 anni, è bengalese come la vittima che ha sgozzato, per poi decapitarlo. Gli investigatori della squadra mobile lo hanno individuato in neppure 48 ore. Moustapha avrebbe ammazzato Mohammad Ibrahim, lavapiatti venticinquenne, perché quest’ultimo non gli avrebbe restituito 1.200 euro che il presunto killer avrebbe pagato per convolare a “nozze combinate” con la cognata della vittima che vive in Bangladesh. Ad incastrare Moustapha più di un elemento. A cominciare, come ha spiegato il capo della squadra mobile Luigi Mitola, dalle testimonianze dei coinquilini della vittima che avrebbero riferito di quel «matrimonio a pagamento» mai andato in porto. Poi ci sono le immagini registrate da una telecamera di sorveglianza del palazzo di corso Francia, dove è avvenuta la mattanza, che ritraggono Moustapha che entra nello stabile e che poi fugge dopo aver, verosimilmente, consumato il delitto. Infine c’è una telefonata intercorsa tra la vittima e la moglie che vive in Bangladesh contemporanea all’arrivo del killer. «Devo mettere giù – avrebbe detto Mohammad Ibrahim alla donna – è appena arrivata quella persona…». Pochi secondi dopo, Moustapha avrebbe impugnato il lungo e affilato coltello da cucina (portato da casa sua e ricuperato dalla polizia), simile alle mannaie usate dai boia dell’Isis, e senza neppure dire una parola, avrebbe colpito a morte il suo debitore. Dopo alcuni minuti, si sarebbe accanito sul cadavere, tagliandogli la testa per farla rotolare lontana dal corpo, in un angolo della stanza. Infine, la fuga verso casa dove il giovane si è poi cambiato d’abito e ha nascosto quello che indossava durate l’omicidio. Vestiti, scarpe inzuppate di sangue e coltello sono stati trovati dalla polizia. Quando è stato arrestato, l’omicida si trovava nei pressi di Porta Nuova e aveva con se il passaporto, come se stesse per lasciare Torino e l’Italia. Ammanettato è stato poi portato in questura e interrogato. Le prove a suo carico sembrano essere schiaccianti, tant’è che gli abiti sono ora nel gabinetto della polizia Scientifica per essere analizzati. Se il gruppo sanguigno risultasse quello della vittima, per Mohamed Moustapha non ci sarebbe più nulla da fare e altro non gli resterebbe, se non spiegare il perché di tanta ferocia nei confronti di un uomo che doveva al killer, non un capitale, ma solo 1.200 euro.

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo