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Economia
IL CASO

Stellantis, addio anche al polo del lusso: «Maserati chiude e trasloca a Mirafiori»

L’annuncio potrebbe arrivare domani. Airaudo (Fiom): «A Torino si produce più cassa che auto»

Dopo la cassa, le chiusure. Sembra ormai certo, anche se manca l’ufficialità che potrebbe arrivare domani nell’incontro al Ministero dello sviluppo economico, che il museo della Fiat che fu si arricchirà presto di un altro pezzo pregiato. Con lo stabilimento di Grugliasco che fu di Bertone prima di essere intitolato all’Avvocato Gianni Agnelli, destinato a finire nella lunga galleria dei monumenti di archeologia industriale.

La sede produttiva delle Maserati di corso Allamano, pare ormai certo, si trasferirà in gran parte a Mirafiori. Con un passaggio graduale, pare. Ma un destino definito in quelle strategie industriali che non possono permettersi i costi di due sedi a cinque chilometri l’una dall’altra, non più sostenibili con i volumi prodotti. Volumi che a l’Agap – Avvocato Giovanni Agnelli Plant – di Grugliasco sono in continuo calo visto che da qui escono soltanto più Ghibli, Quattroporte e Levante, mentre si è scelto di produrre a Torino la Gran Cabrio e la Gran Turismo. Un lento (neanche troppo) abbandono allora. Come spiega Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom Piemonte: «Il progressivo trasferimento di produzione e lavoratori dall’ex Bertone di Grugliasco, oggi Agap, intitolata a Gianni Agnelli, a Mirafiori, determina nei fatti una chiusura. Anche se si salvaguardassero tutti i posti di lavoro, sarebbe comunque una fabbrica in meno in Italia e nel Torinese. A Torino rimane solo Mirafiori, che peraltro ha un ampio perimetro sottoutilizzato». Insomma: «A Torino – attacca Airaudo – si produce più cassa integrazione che veicoli». E secondo il sindacalista, dopo mesi di dubbi, voci e mezzi annunci di impegni per il territorio da parte del colosso, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. «Mi aspetto che lunedì – spiega Airaudo – nel tavolo al Mise, il governo chieda a Stellantis un piano nazionale complessivo. Non si può continuare a gestire i problemi stabilimento per stabilimento. È inaccettabile che l’azienda lasci al governo e alle parti sociali la gestione degli effetti e dei costi sociali di decisioni che non sono conosciute e che riguardano tutto il Paese». A chiedere «al governo e all’azienda che si faccia al più presto chiarezza sul futuro del settore nel Paese e sull’occupazione» è anche Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic Confsa. Con un «confronto sul futuro industriale di tutti gli stabilimenti italiani; dare certezze ai lavoratori, oggi disorientati e demotivati, come dimostra la forte richiesta per uscire dall’azienda in modo agevolato avvenuta in questi mesi. Il 2030 è vicino e noi vogliamo sapere in anticipo quale sia la missione produttiva e se sia in grado di garantire lo stesso livello occupazionale esistente oggi».

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