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Il Borghese

Stavolta la Ong eravamo noi…

Finalmente le persone a bordo della nave Gregoretti hanno potuto scendere a terra ed è così terminata una delle più paradossali situazioni degli ultimi tempi. Sì, perché stavolta la Ong eravamo noi, perché i migranti soccorsi in mare non erano imbarcati su un natante battente bandiera olandese o tedesca, ma su una nave della nostra Guardia Costiera, cui dapprima è stato vietato di entrare in porto (un porto italiano), poi è stato concesso l’approdo ma senza poter sbarcare le persone a bordo. Che, ed è questo il paradosso, erano già su suolo italiano. Una nave militare è considerata «territorio flottante dello Stato», al pari di un aereo o di mezzi civili, anche se in misura diversa. Ma per farli scendere si aspettava l’impegno all’accoglienza anche degli altri Paesi dell’Ue. Impegno che sarebbe più facile ottenere se non si disertassero gli incontri a livello europeo preferendo andare al braccio di ferro… Il fatto è che sulla questione immigrazione in Italia non abbiamo mai avuto una politica chiara, una posizione delineata: le “concessioni” umanitarie nascevano in piena emergenza e difficilmente si riusciva a pensare al dopo; più recentemente si è assimilata la questione a quella della sicurezza, con il rischio di buttare tutto nel calderone e di conseguenza bruciare gli ingredienti invece di fare una buona zuppa. Siamo probabilmente anche ostaggio di una legge nata male e modificata peggio (dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, per intenderci) e di un fenomeno anche sociale che ci ostiniamo tutti a considerare nella maniera sbagliata: per alcuni è solo un problema dell’Italia, per altri deve pensarci solo l’Europa. Ma l’Europa siamo anche noi. E nessuno si salva dalla palude da solo, magari afferrandosi per i capelli come il Barone di Münchausen.

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