Depositphotos
Il Borghese
L’EDITORIALE

Stavolta ci siamo

Nel marzo del 2018 l’affluenza registrata alle urne era stata del 72,9%. Tre anni dopo, per il ballottaggio del sindaco, qui a Torino, ci si era fermati al 42%, a fronte di un 48,8 del primo turno. Che cosa è successo, in mezzo? La storia ci dice che abbiamo avuto, nel 2018, uno stallo clamoroso, con manovre politiche che di fatto hanno portato a due governi con medesimo premier ma diverse maggioranze, prima della presidenza di Mario Draghi.

E per tre anni i sondaggi – ma anche le contese locali, come abbiamo visto – ci hanno raccontato dell’incubo astensionismo, di una profonda disaffezione per la politica, a sua volta troppo fragile per fare breccia in un elettorato confuso. A molti non sono piaciuti i rimescolamenti di maggioranza – e figurarsi il governo tecnico – e l’invocazione delle urne si è alzata forte più volte in questi anni. In molti hanno lamentato l’afonia forzata «del popolo», la mancanza di un «presidente votato dagli elettori», al di là del fatto che il presidente del Consiglio non viene propriamente votato…

Bene, adesso ci siamo: abbiamo la possibilità di entrare nella cabina ed esprimere il nostro parere, far sentire la nostra voce. Gli schieramenti ci sono e i programmi – più o meno – li abbiamo sentiti. Siamo passati attraverso la pandemia, i lockdown, i venti di guerra, lo spettro della recessione: il Paese non è messo bene, proprio per niente, e l’instabilità è come sempre nemica del buon funzionamento della macchina pubblica e, ancor di più, di quella economica, che passa dai mercati. Insomma, per molti – non solo elettori, ma anche politici che per il ritorno alle urne non hanno esitato a far cadere Draghi – non ci sono più alibi. Oggi, alle 7, si comincia. Poi, da martedì, vediamo cosa si saprà fare.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo