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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Stambecchi bianchi

Questo sabato a Usseglio, dalla mattina a notte fonda, ci sarà la prima rassegna di canto spontaneo, in ricordo di Beppe “Basu”. Amo, come lo amava lui, questo tipo di canto. Mi ricorda l’infanzia, quando la gente cantava in casa e fuori, dappertutto. Ora nessuno lo fa più, e un amico alpino mi diceva: “per me le canzoni vanno a finirsi, anche se le scrivono è inutile. Dicono che si deve scriverle per non dimenticarle: non è vero. Vanno perdute comunque, se non le canti. Una canzone, se è morta è morta, è inutile che l’hai scritta in un libro, puoi anche inciderla sulla pietra che tanto non cambia… bisogna cantarle, le canzoni, allora rimangono vive, altrimenti sono morte”. Parole sante. I giovani non cantano più in coro vecchie canzoni dialettali, le osterie non ci sono più e nelle poche che restano a volte non ti lasciano neanche cantare. Ma proprio per questo val la pena inseguire le ultime sacche di persistenza canora, a costo di spingersi su per le vallate emiliane, occitane e torinesi cercando questi branchi di stambecchi rari: gruppi di giovani e vecchi col gusto del cantare dipinto sulla faccia, le vene che si gonfiano sul collo, il miele ambrato delle seconde voci, l’arrampicarsi delle prime sul tronco solido dei bassi… bottiglie che arrivano, bocconi, sorsi, chi canta da seduto, chi da in piedi… gente che va e che viene, che si ferma a sentire o che si unisce… Ne ho ascoltati abbastanza di cori pettinati, di quelli col maestro e la divisa, e nella sera della vita sento sempre più forte la nostalgia per questi cori ruspanti, queste facce arrossate dallo sforzo di gola, queste voci vinose che poi son quelle della mia gioventù. Ci vediamo sabato a Usseglio.

collino@cronacaqui.it

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