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Cronaca
IL CASO

Stacca l’orecchio a un altro detenuto: «Perseguitava Defilippi perché gay»

L’uomo è a processo per lesioni: «Ho difeso Gabriele e lui ha cercato di accoltellarmi»

«Dottoressa, quel giorno ho visto la morte in faccia. E ho dovuto scegliere: o un processo oppure il mio funerale». A spiegare al giudice perché si trova qui, seduto
sul banco degli imputati, è D.L., 36 anni, detenuto, accusato di lesioni causate a un uomo che all’epoca dei fatti era ristretto nella sua stessa sezione. E in discussione, nell’aula 84 del tribunale, non c’è il fatto che gli abbia davvero staccato un orecchio. Perché è lui stesso ad ammettere di aver strappato via con un morso il lobo e tutto il resto che gli agenti della penitenziaria raccolsero sul pavimento delle docce del carcere. Il cuore della causa, piuttosto, sono i motivi per cui a questa mutilazione si è arrivati. Con l’imputato, difeso dall’avvocato Tiziana Porcu, che per sostenere la legittima difesa (l’altro, dice, «ha estratto un coltello rudimentale dall’accappatoio e ha cercato di colpirmi») deve per forza di cose fare riferimento a ciò che era accaduto prima. E in particolare alla «vita pesante» che
sarebbe toccata dietro le sbarre a quello che in quel periodo era il suo compagno di cella: Gabriele Defilippi, l’assassino di Gloria Roscboch, che a sentir D.L. «era l’unico omosessuale della sezione» e «per questo» era stato preso di mira da un gruppo di detenuti, italiani e stranieri, che l’avrebbero «perseguitato» rubandogli la frutta, entrando in cella e spingendolo, oppure insultandolo o “semplicemente” prendendolo in giro.

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