Federico Bernardeschi con la maglia dell'Italia (Depositphotos)
Sportegolando

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FIABESCO «La città è spaziale. Sembra New York, ma più vivibile. L’accoglienza è stata pazzesca: una passione travolgente. E poi trentacinquemila persone allo stadio che tifano come matte, i fumogeni, i bandieroni: mamma mia che roba! La rete al debutto? Sensazione fantastica. Meravigliosa. Un modo fiabesco per iniziare questa avventura. Il calcio sta crescendo, qui ci saranno i Mondiali del 2026 e c’è la voglia del movimento calcistico di emergere ad alti livelli. E lo sapete che quando gli americani vogliono fare emergere qualcosa, sanno perfettamente come fare. Si sta investendo tantissimo: 10 anni fa per una licenza servivano 20 milioni, oggi 200. Capito la tendenza?». Federico Bernardeschi, a Toronto per rinascere

AVVERSITÀ «Forse non eravamo la squadra più forte sulla carta, ma non sempre vincono i più forti. Anche nei momenti più difficili siamo stati in grado di superare le avversità, sono cose che fanno la differenza. Non c’è bisogno di fare troppi proclami, dobbiamo guardare partita per partita e difendere ciò che abbiamo vinto sul campo. Ogni volta che ho lasciato la Roma non era per volontà mia. Questi ultimi tre anni mi hanno comunque dato tanto. Ad inizio carriera, vedendo Totti e De Rossi, pensavo che sarei sempre rimasto per sempre a Roma. Purtroppo non è stato possibile». Il sogno di Alessandro Florenzi si è concretizzato in rossonero

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