Sergio Aguero (Depositphotos)
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VIDEOGIOCHI «Non ho un piano specifico, ma ho fatto delle riflessioni. Penso sempre più ad aree che non sono affatto legate allo sport, perché è difficile per me immaginare in che modo potrei lavorare nel calcio. Per essere un dirigente sono troppo rilassato, non riuscirei a gestire il club. Anche il lavoro di allenatore non fa per me: sono molto emotivo, posso facilmente perdere la pazienza. Mi piacciono molto i videogiochi, non escludo questa opzione. Potrei essere un giocatore professionista. Sicuramente non lavorerò nel calcio, ma tutte le opzioni devono essere ancora considerate». Il futuro alternativo di Neymar dopo il calcio

DISASTRO «Sono sempre stato circondato dalla mia famiglia e sempre mi hanno sostenuto. La mia famiglia è sempre stata fondamentale in tutto. Tutti tranne mio padre. Sì, perché lui mi ha sempre detto che come giocavo ero un disastro. Era molto duro ed esigente nei miei confronti. Non mi ha mai detto che giocavo bene. Ma quando mi sono ritirato, il 15 dicembre, mi ha detto che ero il miglior giocatore che aveva mai visto. Ha aspettato che mi ritirassi prima di potermelo dire. Anche da grande, quando segnavo, mi diceva che ero stato fortunato. Me lo diceva per farmi dare di più». Sergio “Kun” Aguero e gli stimoli speciali in famiglia

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