Quagliarella
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INCUBO «Tante volte rivedendo le immagini ti vengono in mente i compagni di squadra e spesso sono stato introverso. Ho provato a far vedere la mia parte gioiosa, però era difficile: vivevo un incubo. Sorridevo ma non riuscivo a essere davvero partecipe, dentro di me ero morto. Ho cercato di far vedere la parte felice, del Fabio ragazzo normale. In un primo momento quando mi hanno prospettato l’idea di un documentario ero molto scettico perché non ho avuto la carriera di Totti, Del Piero e altri. Ma ho avuto questa particolarità della mia vita. Faccio fatica a parlarne, aprire di nuovo quella voragine, perché la devi riaprire in quel caso, tu devi snocciolare tutto». Fabio Quagliarella e lo stalker, la storia è diventata un film

PERMALOSI «Siamo consapevoli che spesso è anche un gioco delle parti, ci dispiace quando vengono messe in dubbio la nostra professionalità e la nostra buona fede. Siamo spietati con noi stessi molto più di quanto non si pensi. Noi permalosi? Perché fin da piccoli siamo abituati a difenderci. Mettersi sulla difensiva può sembrare un atteggiamento permaloso ma non lo è. Spesso in campo è una lotta impari, se vengono in cinque a protestare, non ci può essere dialogo. Gasperini chiama gli arbitri in tv? Qualcuno di noi ci è già stato, se l’Aia lo riterrà opportuno per noi non ci sono difficoltà a spiegare». Fabio Maresca, arbitro, racconta il suo mestiere complicato

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