Spietati coi deboli, tolleranti coi potenti

Foto del "Soccorso Alpino e Speleologico- CNSAS"

Stefano Feniello è, anzi era, il 28enne originario di Valva (Salerno) sepolto sotto la valanga di Rigopiano. Morto insieme ad altri 28, e in modo atroce. Chi morì subito, schiacciato dalle strutture crollate, fu fortunato. Gli altri si trovarono ad annaspare con la bocca piena di neve, nel buio e nel gelo, con terrore crescente, per ore, forse giorni. Sono passati due anni, ma il tempo per chi ha perso un figlio non passa mai. Le immagini (qui supposte) dei suoi ultimi istanti ti scorrono davanti agli occhi, ti svegliano di notte, ti ossessionano. Alessio, il padre di Stefano, ha voluto portare dei fiori proprio lì, dove erano trascorsi quegli ultimi istanti.

E lo capisco. Anch’io ho portato fiori freschi per 12 anni intorno alla palina dove mia figlia Maria Claudia aveva battuto la testa, morendo a 16 anni. L’ho sempre “sentita” più lì che al cimitero, quindi capisco. Ma Rigopiano è zona sottoposta a sequestro. Nastri e cartelli tutt’intorno, vietato entrare. In parte è giusto, perché in questi due anni si è avviato un macabro viavai di voyeur del dolore che vanno lì, alterando un teatro di indagini, per annusare la morte e portarsi via qualche pezzo, anche se non conoscevano i morti. Ma Alessio è il papà di un morto, ed era lì a portare, non a prendere. Niente. Il Tribunale di Pescara lo ha multato di 4.550 euro. O paga, o si fa due mesi di galera. Lui si rifiuta di pagare: «Andrò in galera – dice – voglio vedere con che faccia metteranno dentro me quando i responsabili sono tutti fuori». Io sono solidale con lui. È vero che “dura lex sed lex”, ma quando si sconfina nel disumano la coscienza dei giudici dovrebbe porsi delle domande. Sempre che ne abbiano una.

collino@cronacaqui.it

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