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Buonanotte

Spelacchio

Ciao, mi chiamo Pino, e sono un abete del Trentino. Lo so, dovrei chiamarmi Abete, ma i miei hanno voluto chiamarmi come i miei cugini. Adesso sono a Roma, in piazza Venezia, a fare l’albero natalizio. Non sto molto bene, il medico dice che morirò prima ancora di Natale, e a causa dei miei rami appassiti i romani mi hanno soprannominato “spelacchio”.

Sempre meglio di mio fratello, che l’anno scorso qui a Roma fu chiamato “il povero tristo” (la Raggi riesce a far figuracce anche con gli alberi di Natale), ma fa un po’ malinconia. Non è colpa mia se sono spelacchiato.

Alla partenza ero folto e rigoglioso, solo che non hanno saputo trasportarmi, anche se l’operazione (fatta dalla stessa ditta che l’anno scorso trasportò mio fratello) è costata il triplo, 48mila euro. Neanche tanto, visto che la Raggi appalta a una ditta esterna (gli spazzini a Roma fanno altro, si sa) lo sgombero delle foglie da Roma per 13 milioni.

Però ho una pagina Facebook con migliaia di followers. Non m’importa di morire, prima o poi sarebbe successo anche in Val di Fiemme col disboscamento programmato. In famiglia siamo orgogliosi di andare a far le travi dei tetti o  i perlinati degli chalet.

Mi spiace solo d’aver perso il derby con l’albero di Natale del Vaticano, che viene dalla Polonia, ma è così folto che i romani l’hanno chiamato “rigoglio”. Battuto da un polacco, come l’Italia dagli svedesi! La Raggi dice che sono bello così, “sobrio e minimalista”. Di notte con le luci faccio la mia porca figura, e poi nelle città contano i mo- numenti, mica gli addobbi natalizi. Bon, ragazzi. Ci vediamo in segheria. E grazie dei like.

collino@cronacaqui.it

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