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Cronaca
Omicidio ieri alle 4 del mattino a Borgo Vittoria

Sotto effetto del crack, ammazza un passante per un po’ di sigarette [FOTO e VIDEO]

L’ha preso a pugni, poi ha atteso l’arrivo degli agenti: «Ho ucciso una persona, mi sono rovinato la vita»

«Ho ammazzato una persona, mi sono rovinato la vita». Scendevano le lacrime ieri mattina sul volto di Francesco Lo Manto, 20 anni compiuti da poco, mentre, davanti ad agenti e procuratore, si rendeva conto di cosa aveva fatto poche ore prima sotto casa, in via Villar 34. Erano da poco passate le 4 quando, sotto l’effetto della droga, ha ucciso a mani nude un uomo dopo una lite scatenata da un pacchetto di sigarette.

La vittima era un pensionato, si chiamava Augusto Bernardi e dall’ultimo dei suoi 56 anni viveva in via Baracca, a pochi isolati di distanza dall’abitazione del suo assassino. Da Rivoli, si era trasferito in un monolocale in cui evidentemente non si trovava bene, tanto che lo aveva appena rivenduto. Avrebbe dovuto traslocare quindi, ma non ha fatto in tempo. La scorsa notte ha preso il suo zaino e si è avviato verso la piazza del mercato di Borgo Vittoria, dietro la Chiesa di Nostra Signora della Salute. Erano da poco passate le 4 del mattino ma, nonostante l’ora, Augusto non era l’unico sveglio.

«Ero sul balcone e stavo fumando una sigaretta, quando quell’uomo mi ha chiesto se ne avevo una da offrirgliene. Così sono sceso». Il racconto di Lo Manto, assistito dall’avvocato Francesco Rotella, al pm Patrizia Gambardella, nasce da quella che in origine era a tutti gli effetti una gentilezza: un ragazzo di 20 anni che in piena notte scende dal quinto piano, in ciabatte, per offrire una sigaretta a uno sconosciuto. Lo Manto però, secondo i primi accertamenti, probabilmente aveva appena consumato del crack. E la droga potrebbe aver influito su quanto successo dopo. «Ha cercato di strapparmi di mano tutto il pacchetto – è il racconto, tra le lacrime – io l’ho spinto via, poi mi sono accorto che non trovavo il cellulare e ho pensato che lo avesse preso lui. Così l’ho colpito». I pugni alla testa hanno mandato a terra il 56enne, poi Lo Manto ha trovato e spaccato un bastone e alcune bottiglie, ma a quanto pare non addosso all’uomo che però era già in fin di vita. «Respirava ancora, allora ho detto a una donna che si era affacciata di chiamare l’ambulanza». Il 20enne poi ha preso lo zaino della vittima, l’ha buttato nelle cantine del palazzo di via Villar ed è risalito in casa. Non ha cercato di scappare, al contrario quando ha visto arrivare le forze dell’ordine si è fatto avanti da solo e si è consegnato. Sotto il presumibile effetto della droga e dello shock, ha pronunciato alcuni frasi senza senso: «Papà – avrebbe detto tra le altre cose – perché mi hai rubato il cellulare?». Il probabile motivo del delirio lo troveranno poco dopo gli agenti, ancora appoggiato sul tavolo della sua cucina: una pipetta per fumare il crack. Solo più tardi, il giovane – che alle spalle ha solo un piccolo precedente per furto – ha trovato la forza e la lucidità necessarie per rispondere alle domande degli investigatori: due ore di interrogatorio e un pentimento immediato per quanto fatto che però non gli basterà per togliersi dalla coscienza il peso di aver ammazzato un uomo. E neanche quella consapevolezza: «Mi sono rovinato la vita».

Il suo racconto ora dovrà essere vagliato nei particolari dagli agenti, a cominciare dal crack e dal quando lo aveva consumato. Un problema di cui la famiglia era a conoscenza ma che sembrava essere superato: «So che aveva avuto problemi in passato con la droga ma ora pensavamo ne fosse uscito – racconta la mamma, Simona Buonanoce -. Lui dorme di notte e va a lavorare alla mattina, non fa altro. L’ho lasciato a casa tranquillo ed ecco cosa è successo». Infine, una conferma: «La vittima? Non la conoscevamo, non so chi sia».

IL VIDEO dal luogo del delitto (di Tonino Di Marco)

 

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