(foto: Lapone)
Salute
L’INTERVISTA

«Sospesi 1.500 sanitari No Vax, necessaria un’ulteriore stretta»

Il direttore dell’Asl, Picco, avverte: «Posti letto diminuiti e mancano medici»

Il Covid torna a mordere e la domanda che tutti si pongono è se il nostro sistema sanitario sarà in grado di reggere il colpo della nuova ondata pandemica. Per fare il punto sulla situazione abbiamo intervistato il direttore generale dell’Asl di Torino, Carlo Picco.

Dottor Picco, com’è la situazione pandemica a Torino e in Piemonte?
Stiamo registrando un incremento di contagi ma la situazione al momento è molto moderata rispetto ad altri territori, abbiamo 30 pazienti in terapia intensiva in Piemonte contro i 450 dello scorso anno. I numeri nella nostra regione sono tra i migliori d’Europa: siamo primi in Italia per numero di terze dosi somministrate, tra i primi per erogazioni di tamponi e anche per il governo della scuola stiamo andando molto bene. Ma è necessario continuare così e procedere con la terza dose di vaccino.

Avete dovuto fare i conti col personale No Vax, in quanti sono stati sospesi?
Abbiamo sospeso circa 1.500 sanitari a Torino su oltre 5mila esaminati dal Sisp. Buona parte di questi si sono vaccinati, altri avevano esenzioni valide. Ma non sono tutti dipendenti pubblici, ci sono anche psicologi e altre figure che non incidono direttamente sui numeri del personale ospedaliero.

Il direttore del pronto soccorso del Martini ha lanciato l’allarme sulla mancanza di medici e posti letto. La situazione è così grave?
Il Dirmei sta facendo valutazione sulla questione distanziamento, i posti letto negli ospedali sono diminuiti, dove c’erano tre letti ne sono rimasti due. Abbiamo riaperto l’Oftalmico con quattro reparti e da questo punto di vista noi siamo a posto. Il problema della mancanza di personale è molto serio, non si trovano più professionisti, i medici d’urgenza, gli anestesisti, tutti gli specialisti dell’emergenza. E a risentirne sono soprattutto gli ospedali più periferici.

C’è anche carenza di medici di base, causa pensionamenti. Come si può risolvere questo problema?
E’ necessario ampliare l’accesso alla specialità di medicina generale. Non vedo altre soluzioni se mancano medici.

I rianimatori dicono che se non ci sarà una stretta sui No Vax tra un mese le terapie intensive saranno piene. E’ un allarme giustificato?
Il rischio delle terapie intensive piene al momento è lontanissimo, considerando i dati del Piemonte, ma i contagi stanno crescendo e, di conseguenza, bisogna aumentare la stretta su chi non si vaccina per evitare che la situazione peggiori. Su questo punto il mondo scientifico è coeso, a parte i pochi No Vax.

C’è il rischio che si allunghino ulteriormente le liste d’attesa in ospedale?
Se si supera una certa quota di ricoverati per Covid sarà impossibile erogare servizi non urgenti. Anche per questo motivo è necessario procedere con le vaccinazioni.

Lei ha già ricevuto la terza dose?
No, aspetterò il mio turno.

Qual è il problema principale che avete affrontato nella trasformazione dei vostri ospedali?
Dover gestire due percorsi diversi tra pazienti Covid e non Covid. E’ uno sforzo organizzativo terribile perché significa raddoppiare le risorse, riducendo i posti letto. Ma ci siamo ben organizzati.

Bisognerà imparare a convivere con la pandemia?
E’ possibile che dovremo convivere con questo virus, dal momento che è molto simile all’influenza. Io spero però che abbia un decorso come avvenuto in tutte le altre pandemie.

Cosa le ha insegnato il Covid?
Che se ci si impegna e se la squadra funziona si possono fare miracoli. Gli operatori sanitari hanno dato il massimo, non per costrizione ma perché ci credevano veramente.

Il momento più triste e quello più felice?
Il momento più drammatico è stato un anno fa quando alle quattro di mattina abbiamo dovuto dichiarare il Martini ospedale Covid. Il più felice quando abbiamo chiuso le Ogr, diminuivano i contagi e la gente guariva. Era tornata la speranza.

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