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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Solo lacrime di coccodrillo

A chiacchiere, meste condoglianze e occhi umidi ai funerali, siamo imbattibili, specie quando nelle bare coperte di fiori giacciono le vittime del lavoro. Ma poi la formidabile macchina dello Stato si ferma lì. Perché, inspiegabilmente, in questo nostro Paese non si impara mai nulla, neppure dalle tragedie come quella della Thyssen che, ormai 15 anni fa, sconvolse Torino per l’orrenda fine degli operai carbonizzati da un rogo tremendo e già allora da addebitare alla mancanza di controlli di sicurezza. Nel libro nero degli infortuni e delle morti sul lavoro, in fabbrica, nelle piccole officine e nei cantieri edili, tutte le inchieste mettono in luce la scarsa attenzione alla vita umana, l’indifferenza rispetto ai sistemi più elementari di sicurezza, l’utilizzo di macchinari usurati o addirittura modificati per produrre di più e più velocemente. Accade ogni giorno, ad un ritmo folle, che supera di gran lunga tutte le più negative statistiche del rischio di impresa. Eppure si va avanti così e la spiegazione viene da un’inspiegabile vuoto di potere in quella che dovrebbe essere la macchina dei controlli, affidata all’Inail e alle Asl. A dimostrarlo un dato che fa rabbrividire: nella sola provincia di Torino la struttura di controllo è rappresentata da 39 addetti: 35 amministrativi che svolgono le verifiche di routine e 4 ispettori sul campo. Quattro per qualcosa come 200mila imprese, grandi, piccole e piccolissime, rendendo di fatto praticamente inutili (oltre che rischioso) gli interventi sul campo. E se l’esplosione dei lavori cantieristici legati al bonus 110% ha fatto lievitare il numero degli infortuni, a nessuno è venuto in mente, nelle stanze del potere, di fare qualcosa per chi rischia la vita per lavorare. Lo abbiamo scoperto grazie ad una protesta di chi si dice “sconfitto in partenza” come gli ispettori. Che chiedono (da anni) attenzione, rispetto e nuove assunzioni. Solo a scriverlo provo vergogna.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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