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Il Borghese

Il solito vizio di mamma Fiat

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Un vecchio proverbio che in qualche modo ci azzecca con la mossa che Fca, ossia quel che rimane in Italia della vecchia Fiat, ha fatto per assicurarsi 6,3 miliardi di euro con la garanzia dello Stato e l’intervento di un grande gruppo bancario come Intesa Sanpaolo, a valere sul plafond gestito dalla Sace. Il tutto compreso in quel decreto “liquidità” che dovrebbe avere il compito di assistere le attività economiche danneggiate dal Covid-19. Una mossa tutt’altro che a sorpresa se è vero che l’istruttoria di Intesa Sanpaolo è praticamente ultimata e che ora la palla passa alla firma del ministero dell’Economia. Insomma tutto come ai bei tempi in cui la Fiat deteneva il solido primato dell’azienda più assistita dallo Stato che esista al mondo. E non a parole, ma documentato dai fatti che raccontano come dal 1975 in avanti il totale dei finanziamenti statali elargiti nel corso degli anni e dei governi alla Fiat supera i 220 mila miliardi di lire. Un fiume d’oro creato dalla somma dei contributi statali, delle rottamazioni prodiane, della cassa integrazione per i dipendenti. Fino ai prepensionamenti, alla mobilità lunga e persino agli stabilimenti costruiti con i soldi pubblici (quello di Melfi) o praticamente regalati dallo Stato (l’Alfa Romeo di Arese). E il bello è che tutto è cominciato quando, proprio nel 1975, lo stabilimento di Mirafiori con i suoi 50 mila operai era il più grande del mondo e sfornava auto che avrebbero riempito le strade. La storia ci dice che quei soldi non hanno costruito un colosso mondiale. Ma non solo: Fiat è migrata via, ha la sede legale nei Paesi Bassi e il domicilio fiscale nel Regno Unito. Qui ha fallito con il Polo del lusso e costruisce più pratiche di cassa integrazione che automobili. Ma non disdegna i soldi italiani, anche ora che è quasi mezza francese in virtù del matrimonio con Peugeot. Resta una domanda: a che servono i soldi? Per alimentare la liquidità è scritto. Ma per evitare che il lupo si mangi la nonna, se non proprio Cappuccetto Rosso, occorre che lo Stato che garantisce, il nostro, faccia lo Stato. E vincoli l’ennesimo favore agli eredi dell’Avvocato almeno a un piano industriale per i nostri stabilimenti, più che per manovre di cassa.

fossati@cronacaqui.it

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