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Il Borghese

Soliti botti, solita storia

Lo spauracchio delle multe non funziona. Anche perché, e lo ammettono gli stessi vigili urbani, come fai a multare chi fa detonare petardi che paiono veri e propri ordigni? Bisognerebbe forse andare casa per casa, cortile per cortile, balcone per balcone, oppure avere tali e tante pattuglie in giro per la città a Capodanno da cogliere tutti in flagrante. Ma se, a Torino come in altre città, vi fossero così tanti agenti a disposizione probabilmente il poliziotto di quartiere sarebbe già una realtà, comodo anche per ben altre fattispecie penali. D’altra parte, non si è in grado di fermare i lanci neppure negli stadi, che sono realtà decisamente più circoscritte. E allora che fare? Aggiungere alle campagne di sensibilizzazione le fotografie degli animali che i loro padroni cercando disperatamente, dopo che sono fuggiti terrorizzati a causa dei botti? O magari fotografie di mani mutilate dalle esplosioni di chi ha pagato a caro prezzo qualche bravata? In stile foto sui pacchetti di sigarette, magari. Temiamo però che l’utilità sarebbe la medesima. Il fatto è che pare impossibile fermare la deprecabile abitudine di sparare petardi e bombe carta nei giorni delle feste. In molte zone della città si è assistito addirittura ad autentici fuochi d’artificio che si levavano al di sopra dei tetti. Possiamo dirci fortunati che non sia capitato come a Palermo, dove un uomo si è messo a sparare liberamente in aria, in mezzo alla folla in piazza, come testimoniano le immagini del telegiornale regionale della Rai. Molti di voi lettori ci hanno scritto a proposito dei botti inarrestabili. Ponendo una questione molto semplice: perché viene consentita la vendita di questi prodotti? I sequestri e le denunce ci sono stati, certo, ma a giudicare da quel che si vedeva nei mercatini rionali devono essere stati una specie di goccia nel mare. Devo dire che mi sono sempre posto la domanda su quale sia il divertimento del fare detonare esplosivo in mezzo alla strada, lanciare razzi colorati o roba di questo genere. È uno di quei comportamenti che appaiono difficili da sradicare, o almeno da correggere. Non valgono gli appelli, non serve chiamare in causa magari la buona educazione (merce sempre più rara). Nelle feste c’è chi vuole celebrare a tutti i costi con l’eccesso, esprimere rumorosamente non tanto la gioia quanto il desiderio spasmodico di dire «faccio festa, mi diverto». Come una sbornia fino al collasso che va di moda tra i ragazzi. Come una overdose di rumore per non sentire quel che c’è attorno a sé. Uno stordimento per chi è incapace di vivere realmente.

Twitter@AMonticone

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