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Oltre 300 pazienti già in cura all’Asl di Torino

Social network, lavoro e tossici da videogame: ecco le dipendenze 2.0

Una richiesta d’aiuto su cinque al Serd è arrivata da donne: «C’è chi non riesce anche solo a pensare di disconnettersi»

C’è l’insospettabile professionista che ha rinunciato a lavarsi e nutrirsi, pur di restare collegato al videogioco che lo ossessiona da settimane in un mondo del tutto virtuale con emozioni reali. Ma anche la donna in carriera alla quale «sembra di non esistere» se non scorre compulsivamente la casella di posta elettronica del lavoro, oppure, chi ha portato la propria “mania” da social network ad un punto tale da dover chiedere aiuto agli esperti che si occupano di dipendenze. Vittime indirette delle nuove tecnologie, magari, ossessionati dalla necessità di dover spiare e violare i profili di parenti, amici e anche di perfetti sconosciuti sul web.

Tre ani fa, partendo dall’esperienza maturata con le patologie legate al gioco d’azzardo, l’Azienda sanitaria Città di Torino ha avviato un servizio specifico dedicato ai nuovi disturbi del comportamento da cui sono transitate già 372 persone di cui la maggior parte è stata curata per una malattia causata da scommesse, lotterie e videopoker (287) ma anche per la dipendenza da nuove tecnologie (40) o la dipendenza da sesso e dai sentimenti (33) fino allo shopping compulsivo (12). L’anno di osservazione privilegiato per comprendere l’evoluzione del fenomeno è stato il 2021, che ha visto il 20% di richieste di sostegno da parte di donne.

Una panoramica che, pur con numeri ancora contenuti, comincia ad avere dei contorni più precisi e arriva ad includere problematiche del comportamento sconosciute fino a qualche anno fa, per cui «l’Internet è solo un mezzo che fa da comune denominatore ad alcune problematiche di natura psicologica legate all’utilizzo di strumenti connessi alla rete». E dell’abuso di queste tecnologie sono facilmente intercettabili alcuni campanelli d’allarme.

Ad esempio, sopratutto nei più giovani, l’incapacità di dover restare per alcune ore senza il proprio smartphone e poter controllare le notifiche o le reazioni ai contenuti pubblicati su Facebook, Instagram o Tik Tok. Labile, a quel punto, diventa il confine tra un utilizzo eccessivo ma ancora consapevole a quello incontrollato che porta molti genitori a chiedere l’intervento di uno specialista. «Quando il problema non viene intercettato prima dalla neuropsichiatria infantile» sottolineano dal Servizio dipendenze da comportamento di via Petitti, specificando come nella maggior parte dei casi, però, la soluzione sia legata più a un intervento educativo sul minore. Non a caso, proprio nel 2019, l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva pubblicato le prime linee guida sul corretto utilizzo delle nuove tecnologie ribadendo come fino all’età di due anni i genitori dovessero evitare di sistemare i figli davanti allo schermo di un computer o un tablet per distrarli, limitandoli a una o due ore di esposizione in età più avanzata.

Non pochi i rischi di sviluppare, negli anni successivi, patologie come ansia, depressione o difficoltà nell’esprime i propri sentimenti. Ma sono in aumento anche gli adulti che iniziano ad avvertire un disagio tale per cui arriva il momento di rivolgersi agli specialisti delle dipendenze per un fattore comportamentale, dove anche le più antiche dipendenze da sostanze possono aggravare la situazione. Alcol e gioco d’azzardo, ad esempio, ma anche l’utilizzo di stimolanti come cocaina o metamfetamine in precisi contesti sessuali o contestuali alle connessioni infinite in chat o social, ma anche alla compulsività di una partita ai videogiochi in cui la soddisfazione e la ricerca del piacere non per forza devono essere legate alla vittoria, restando relegate al semplice utilizzo dello strumento.

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