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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Smascheriamo le nostre paure

Ultraprotettive, di stoffa, ricamate o chirurgiche. Le mascherine, ormai, sono diventate come un paio di occhiali per un miope. Sempre addosso, come un tatuaggio salvavita sul naso e sulla bocca. Al parco o al lavoro, nei negozi e ai giardinetti. Il volto coperto, ormai, è un’abitudine. E a qualcuno sembrerà strano, quando sarà possibile, tornare a vedere le facce delle persone nella loro interezza. Con il naso e i lineamenti del mento, la bocca che si muove quando si parla. Ma a quanto pare ci siamo. Tra poco, concordano per una volta gli esperti e i politici, anche gli italiani potranno tirare giù la maschera. Solo all’aperto, si badi bene. Mantenendo le  distanze e tutte le altre precauzioni che abbiamo imparato a memoria. Ma a volto scoperto. Liberi, se non altro, di respirare senza barriere.

«L’obiettivo primario del generale Figliuolo – spiega il professor Giovanni Di Perri, infettivologo e primario all’Amedeo di Savoia – è mettere in sicurezza con il vaccino dagli ultrasessantenni in su. A quel punto il virus circolerà, ma si continuerà a vaccinare per ridurre il bacino delle persone che si possono infettare. Credo che presto la mascherina all’aperto si potrà togliere, perché lì il contagio è quasi nullo, mentre al chiuso dovremo convivere con una serie di precauzioni ancora per un po’». Fare previsioni sulle date, è prematuro. Ma c’è chi ci prova, come Stefano Merler, matematico ed epidemiologo della Fondazione Kessler, il fornitore ufficiale di dati all’Istituto superiore di sanità durante questi lunghi quindici mesi di pandemia, secondo cui, se saremo capaci di procedere a un ritmo di 500.000 vaccinazioni al giorno, «entro settembre 2021» anche le mascherine, almeno all’aperto, potrebbero essere soltanto un brutto ricordo. Ancor più ottimista, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico della Lombardia. «Niente mascherine all’aperto ad agosto? Dico di sì, perché si stanno attuando diverse strategie per arrivare in modo pervasivo a tutti con i vaccini». E se «le dosi arriveranno, visto che ormai la problematica di produzione e distribuzione dovrebbe essere superata rispetto alle prime fasi, questo ci porterà, con un’alta percentuale di vaccinati, a togliere la mascherine probabilmente, come è accaduto negli Usa, all’aperto e ovviamente in spiaggia». Della stessa idea anche il sottosegretario e medico Pierpaolo Sileri, secondo cui potremo dire addio al mascherina all’aperto «quando verrà raggiunto il target di 30 milioni di persone con almeno una dose di vaccino anti covid». E pure Andrea Costa, sottosegretario alla Salute. «Il nostro piano vaccinale – afferma – è arrivato a circa 30 milioni di dosi: proseguendo con questo ritmo significa che ad agosto avremo somministrato oltre 70 milioni di dosi e oltre 20 milioni di italiani saranno immunizzati. Dobbiamo dare delle prospettive ai cittadini e intravedere un periodo in cui all’aperto possiamo cominciare a togliere le mascherine, e credo possa essere ad agosto».

E secondo qualcuno, per i vaccinati, il via libera potrebbe arrivare anche prima, seguendo l’esempio degli Stati Uniti. stop all’uso delle mascherine a ciclo di vaccino ultimato, come hanno deciso gli Stati Uniti. «Spero avvenga anche in Italia prima possibile – dice Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova,- e quindi credo sia bene iniziare a parlarne, conoscendo i tempi lunghi della nostra burocrazia e delle nostre Istituzioni sanitarie. Io sarei per levarle già da subito, almeno all’aperto, per i vaccinati, anche per dare un bel segnale a chi è ancora scettico sulle vaccinazioni. Ma davvero speriamo che sia possibile nelle prossime settimane».

Cosa accadrà, si vedrà. E in fondo, arrivati a questo punto, che sia a giugno, ad agosto, o a settembre, poco cambia. Quel che importa è che succeda. Che si possano a tornare a vedere i sorrisi e le rughe, la bellezza e le piccole o grandi imperfezioni che ci rendono tutti diversi. Certo, qualcuno dirà che in quest’ultimo anno maledetto abbiamo avuto l’occasione di imparare a guardarci negli occhi. Ma la mascherina, al di là degli indiscutibili effetti pratici, è una livella e una gabbia ci ha resi tutti uguali davanti al male. Qualcosa che protegge, ma allo stesso tempo genera isolamento. Una barriera per i virus, ma anche per le emozioni. Tirandola giù, forse, potremo tutti sperimentare ciò che mi disse una volta un rapinatore di lungo corso uscendo dal carcere dopo aver scontato una condanna a 14 anni. «L’aria sembra più buona», sospirò. E poi aggiunse: «Speriamo che duri».

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

 

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