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Il Borghese

Il silenzio pudico di chi soccombe

Per tradizione Torino è una città riservata, addirittura pudica quando si tratta di celare i propri dolori. Ma il silenzio nel quale si dibatte la crisi del commercio, è quasi incomprensibile. Settemila serrande abbassate per sempre nel tessuto cittadino, poche meno nella provincia, compresi i dimenticati paesi di montagna, gridano vendetta rispetto a un sistema che le ha viste morire ma non ha fatto praticamente nulla per sostenerle. Prima, durante la crisi e dopo quando i piccoli imprenditori si sono ritrovati senza risorse. E senza futuro. Ieri abbiamo scritto della moria delle edicole, oggi i numeri riferiti dalla Camera di Commercio ci precipitano in una realtà che sta falcidiando macellerie, panetterie, distributori di benzina e persino ristoranti, in una incredibile controtendenza rispetto agli anni passati. Troppe tasse, spese assurde per la raccolta rifiuti, estrema difficoltà nel reperire finanziamenti bancari, concorrenza spietata da parte dei supermarket che la fanno da padroni. Il presidente di Confesercenti Torino, Giancarlo Banchieri usa tre parole per riassumere la situazione: «Viviamo una tragedia». E il perché è semplice. Il commercio ha sempre vissuto in proprio le difficoltà e non ha trovato, come invece hanno fatto i diversi comparti industriali, una condivisione dei problemi della categoria. Magari anche solo per battere i pugni. Pudore. Oppure perché le disgrazie dei singoli, anche se poi si sommano in maniera esponenziale, contano sempre per uno. Ora la crisi preme al punto che la situazione va gestita come una vera e propria emergenza. Da gettare sui tavoli del Comune e della Regione. E senza perdere tempo nelle solite chiacchiere.

fossati@cronacaqui.it

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