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Cronaca
Protesta dei dipendenti davanti all’Ispettorato

Sicurezza sul lavoro, solo quattro ispettori per 200mila imprese

«Riceviamo minacce e qualcuno è stato anche picchiato. Dovremmo sorvegliare oltre 200mila imprese a Torino»

Basta l’aritmetica a dare la misura dell’emergenza: l’intera provincia di Torino può contare solo su quattro ispettori del lavoro, che dovrebbero verificare «oltre 200mila aziende, senza contare i cantieri edili». In sostanza, uno ogni 50mila imprese e per controllarle tutte, ciascuno di loro dovrebbe prevedere ogni giorno almeno 136 controlli. Cinque ogni ora per tentare di scongiurare le morti e gli incidenti ma anche fenomeni come l’occupazione in nero e il caporalato. Quattro ispettori “tecnici”, «quelli a cui tocca presentarsi sul posto di lavoro per i controlli, ma quelli amministrativi, cui tocca vigilare sull’applicazione delle leggi, sono meno di quaranta: ne abbiamo appena trentacinque». Questi i numeri dell’allarme lanciato dagli stessi che, ieri mattina, hanno presidiato la sede dell’Ispettorato in occasione di una protesta organizzata in tutta Italia. «Siamo messi nella condizione di non poter garantire più alcuna sicurezza trovandoci noi a lavorare in questo modo» spiega Brunella, svelando come negli anni non siano mancate le minacce. «Mi hanno fotografato la targa della macchina e mi è capitato di essere seguita dopo aver condotto una ispezione in una fabbrica fuori città». Un episodio non isolato, dal momento che anche Massimiliano, operativo ormai da più di quindici anni, ha subito violenza. «Io e un collega siamo stati strattonati dal titolare di una pizzeria per aver riscontrato delle irregolarità, un atto violento cui è seguito un processo penale concluso che lo ha visto condannato. Sa qual è il paradosso? Ho dovuto presentare io la denuncia e l’Ispettorato non si è costituito nemmeno parte civile nel processo, mi ha letteralmente ignorato». Più recentemente, invece, Francesca è stata minacciata dopo aver scoperto quattro lavoratori immigrati irregolari in un cantiere. «Ho fatto la mia segnalazione ma non è stato come far cadere una goccia nel mare» commenta Francesca, rassegnata di fronte allo scoramento che lei e i colleghi vivono ogni giorno. «Questa è una delle spiegazioni dell’impennata di incidenti e delle condizioni in cui si trovano molti lavoratori, non tutelati nei diritti e sul posto di lavoro. Ragion per cui siamo davvero stressati, ci sentiamo impotenti». E fuori dall’Ispettorato non c’è certo la coda per farsi assumere. «C’è carenza di personale che stiamo cercando di colmare grazie ai nuovi concorsi ma il problema è che molti addetti che vengono a lavorare per noi poi se ne vanno perché economicamente non siamo attrattivi. Siamo tra i meno pagati in assoluto» conferma Daniela. Un neoassunto, infatti, non supera 1.400 euro al mese in partenza. «A fronte di responsabilità enormi perché risponde del proprio operato in prima persona ed è un pubblico ufficiale con incarichi di polizia giudiziaria in alcune occasioni».

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