(foto: depositphotos).
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Sicur l’è mort

Uno vede alla Tv la partita Ungheria-Portogallo da Budapest, con lo stadio gremito da 70mila tifosi urlanti, gomito a gomito, e si chiede se da loro il virus è scomparso. No. Hanno ancora 107 nuovi casi al giorno. Noi in Italia 1255, con 63 morti. Dunque si crepa ancora, di Covid. E lì arriva l’ansia. Anche perché – diciamolo – né sul virus (origine, modo di diffusione, efficacia reale delle misure preventive e metodi di cura) né sui vaccini (sicurezza, effetti secondari, efficacia protettiva, durata della protezione, tempi di somministrazione del richiamo, possibilità di cocktail) si sa nulla di sicuro. Sicur l’è mort diceva mio nonno. Sui media e sui social si inseguono i ‘si dice’ e i consigli, anche di scienziati, in contrasto fra loro. E così un mio amico anche lui over ‘70 si trova con la febbre a 38,5 e la tosse senza saper che fare. Ha già fatto vaccino ad aprile e richiamo a fine maggio (Moderna). È un effetto del richiamo? Dopo tre settimane? Sarebbe strano. E se fosse uno di quei casi (lo zerozerovirgola, ma pur sempre reali) d’inefficacia del vaccino? E se avesse davvero beccato il Covid e rischiasse di finire tra quei 63 morti quotidiani? L’ansia diventa paura. Il medico di base, al telefono, consiglia paracetamolo, antibiotici e cortisone, da subito: è il protocollo di cura domiciliare. Purtroppo ho letto decine di pareri contrari a ognuna delle medicine prescritte. Il medico suggerisce anche il tampone a pagamento in farmacia, perché quello gratuito dell’Asl, se positivo, farebbe scattare isolamenti e quarantene fra parenti e amici complicatissimi da gestire. Cosa fare? Come sempre, alla faccia degli esperti: il segno della croce.

collino@cronacaqui.it

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