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Cronaca
L’ANALISI

Siccità, 25mila imprese sono a rischio

Confartigianato Torino lancia l’allarme su aziende manufatturiere e di servizi considerate “idroesigenti”

L’emergenza idrica rischia di mettere in seria difficoltà oltre 25mila imprese in Piemonte di cui la metà nel Torinese. Sono quelle considerate “idroesigenti” da Confartigianato Torino che chiede al governo di rivedere le priorità del Pnrr sulla base dell’emergenza siccità tutt’ora in corso. «Lo stato di emergenza è un primo passo – commenta il presidente Dino De Santis -. Ora si deve puntare alla ridefinizione delle priorità del Pnrr e sfruttare quindi le risorse europee per realizzare gli invasi e affrontare l’emergenza idrica che rischia di estendersi dall’agricoltura alle attività produttive». La carenza di acqua rischia seriamente di trasformarsi da straordinaria a strutturale già testimoniato da un calo del 39,7% della produzione idroelettrica nei primi cinque mesi del 2022. «È per questo – prosegue De Santis – che abbiamo provveduto a individuare il perimetro delle imprese considerate idroesigenti». Numeri importanti: 10.298 imprese manifatturiere in Piemonte di cui 4.990 a Torino, 6.892 a carattere artigianale di cui 223 nel capoluogo. «Vi lavorano oltre 124mila persone in Piemonte e 57.499 a Torino» puntualizza Confartigianato. A queste attività vanno aggiunti i servizi alla persona che, di fatto, consumano per uso imprenditoriale acqua in quantità superiore ad una famiglia. «In questo perimetro operano sempre in Piemonte circa 15mila imprese di cui 12.237 a carattere artigianale». Proprio ieri l’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati, ha descritto la situazione alla Camera, ribadendo la necessità di pianificazione degli interventi futuri «in base ad una mappatura puntuale delle esigenze nazionali relative non solo alla situazione idro potabile». L’ultima realizzata dalla Regione conta 153 progetti urgenti per circa 113 milioni di euro «pronti per essere realizzati in pochissimi anni». Difficile, invece, che il Piemonte possa ridurre del 20% il prelievo d’acqua dagli invasi lungo il corso del Po. «Condividiamo il principio dell’uso solidale dell’acqua lungo tutto il corso del Po ma, rispetto alla conferma della riduzione generalizzata, del 20% su tutti i prelievi irrigui, riteniamo sia preferibile una valutazione specifica che tenga conto, tra le altre cose, del valore delle coltivazioni e degli impianti che rischiano di essere perduti». Insomma, «il Piemonte non può permetterselo» ha commentato sempre Marnati insieme con il collega con delega all’Agricoltura, Marco Protopapa, a seguito dell’ultima riunione dell’Osservatorio Permanente dell’Autorità di Bacino del Po dello scorso lunedì. «Questo approfondimento – evidenziano gli assessori – ha portato a stimare, nei primi quindici giorni di luglio, in oltre 360 metri cubi al secondo la portata necessaria per garantire un apporto irriguo giornaliero minimo sui territori di competenza dei consorzi piemontesi. Al di sotto di tale soglia non è possibile garantire non tanto l’irrigazione quanto l’esercizio stesso delle infrastrutture irrigue».

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