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Il Borghese

Siamo tutti complici

Il signor Renato di certo non scorderà mai più di chiudere a chiave l’auto, quando posteggia, e verificare che tutti i finestrini siano alzati. Non dopo essersi trovato una multa sotto il tergicristallo del suo Mercedes perché «istigava al furto». C’è in effetti un articolo del Codice della strada che lo prescrive.

E prevede una multa non molto salata, ma sufficiente per diventare un utile promemoria. «Avevo portato in giro il cane, con i finestrini aperti. Poi ho parcheggiato, l’ho fatto scendere e ho dimenticato di chiudere» ha spiegato il signor Renato, che si divide tra le colline torinesi e la sua natia Alghero, dove è incappato nella fiscalità della polizia locale. E come sempre accade con le storie che ci fanno sorridere, si finisce anche un po’ per riflettere.

A chi cammina per strada con lo smartphone in mano si potrebbe contestare di indurre in tentazione uno scippatore? In questo caso, in effetti, si potrebbe essere ritenuti quasi complici del malfattore. A non avere cura delle nostre cose, in fondo, siamo tutti un po’ responsabili della loro eventuale perdita. Che sia un oggetto prezioso, o un ricordo, o la nostra stessa dignità. Parafrasando George Orwell: a un certo punto un popolo che elegge corrotti, impostori e incompetenti assortiti, cessa di essere vittima per divenire complice. E qui non serve a niente chiudere a chiave. Neppure i porti.

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