IL CASO

«Sì è vero, Stefano l’ho sgozzato io»: un sospettato sotto torchio per ore

Un uomo ha confessato ai pm di essere l’assassino, ma la sua deposizione fa acqua da tutte le parti

A notte fonda le luci al secondo piano della caserma Pietro Micca in via Valfré sono ancora accese. Un uomo è sotto torchio per il delitto sul lungo Po, deve spiegare dove si trovava sabato 23 febbraio, qual era, se lo conosceva, il suo rapporto con Stefano Leo. O se invece fosse convinto che a frequentare il ragazzo di Biella sgozzato in lungo Po Machiavelli fosse qualcun altro. Magari una donna a cui l’uomo interrogato è legato e che era convinto lo tradisse.

Potrebbe esserci questo, un movente passionale, dietro l’omicidio che ha sconvolto Torino. E sarebbe questa – anche se nessuno lo conferma – una delle piste battute fin da subito dai carabinieri del nucleo investigativo. Una pista tripla, visto che sarebbero state tre le ragazze con cui Leo, arrivato sotto la Mole da due mesi, descritto come un giovane tutto casa e lavoro che frequentava quasi esclusivamente i colleghi del negozio in cui faceva il commesso, aveva stretto un rapporto più tenero. Un legame speciale che magari non aveva mai superato i confini dell’amicizia, ma che qualcuno aveva interpretato come uno sgarbo così grave da meritare di essere lavato con il sangue.

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