Minacce di morte alla moglie, 47enne arrestato a Torino
Cronaca
La ragazza denunciò tutto prima di togliersi la vita nel 2006

Si suicidò a 16 anni dopo le violenze sessuali, la Cassazione condanna il patrigno che però è fuggito

Rigettato il ricorso presentato dall’avvocato dell’uomo, dichiarato inammissibile

Una storia di giustizia, seppur tardiva. Perché ieri sera, dopo 13 anni e mezzo, la Corte di Cassazione ha condannato il patrigno peruviano che aveva violentato la figlia della sua compagna per anni.

LA CASSAZIONE RIGETTA IL RICORSO E CONFERMA LA CONDANNA

La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’avvocato dell’uomo, dichiarandolo inammissibile e cristallizzando così la sentenza della Corte d’Appello, che lo aveva condannato a 3 anni e mezzo di carcere. L’imputato (difeso dall’avvocato Domenico Peila), però, nel frattempo è tornato in patria e appare difficile che possa rientrare in Italia per scontare la pena.

La bambina peruviana aveva solo cinque anni quando subì le prime attenzioni di un cugino più grande. Nel 2000 la madre, che era già in Italia, si fece raggiungere dalla piccola nel nostro Paese. Fine dell’incubo dunque? Niente affatto.

Perché, una volta arrivata a Torino, iniziarono le violenze carnali del suo patrigno. Altri tre anni di inferno, prima che la bambina, ormai ragazza, si decidesse a denunciare tutto. Per questo, però, venne cacciata di casa e accolta in una comunità. Dove, purtroppo, si tolse la vita nel 2006, a 16 anni, ancor prima che il Tribunale di Torino emanasse la sentenza di primo grado. Successivamente, il caso si è trascinato e la sentenza di ieri è arrivata appena in tempo per evitare che scattasse la prescrizione.

 

 

 

 

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