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Cronaca
IL REPORTAGE

Si spera nei temporali, ma la Regione chiede «lo stato di calamità»

Finora bruciato il 20% dei raccolti agricoli

C’è una lunga distesa di pietre che da Spineto raggiunge Chivasso. In questo tratto di letto il torrente Orco è completamente in secca e i pesci non ci sono più. Solo in qualche canale di scolo dove c’è ancora un po’ d’acqua , sguazzano gli avannotti, ma anche per loro il futuro è incerto. «Se non ci saranno tre, quattro temporali (ma senza grandine) nelle prossime settimane, allora la vedremo brutta», spiegano gli agricoltori del Canavese, che per ora non lamentano una grossa perdita di raccolto (almeno quello tradizionale: grano e mais), a causa della siccità. Più a rischio, invece: frutta e ortaggi come mele, pere, pesche, kiwi, peperoni, pomodori, verdure a foglia e cavoli. Ma Coldiretti Torino mette le mani avanti: «Per la siccità, chiederemo lo stato di calamità», dice il presidente Bruno Mecca Cici che sottolinea come i danni ammontino già a oltre il 20% dei raccolti, mais e grano compresi. Richiesta fatta propria anche dalla regione che l’ha inoltrata al Governo. Intanto, in una delle zone a più vasta densità di coltura tradizionale, il Canavese, gli agricoltori sono corsi ai ripari per garantire l’irrigazione. «Sei anni fa – spiegano – c’è stato un periodo di siccità come questo e ci siamo garantiti i raccolti operando sull’acqua dei canali irrigui». E si torna al torrente Orco in secca, ma solo in un tratto di alcuni chilometri. Perché l’acqua che viene distribuita secondo calcoli e stime precise dalla diga di Ceresole Reale, viene poi dirottata nel canale di Caluso che, attraverso le sue diramazioni, la porta nelle rogge e nei fossi per le colture, fino a Rondissone. L’acqua che resta torna poi nell’Orco, come nella Dora Baltea e poi nel Po, molto a valle di Torino e prima di Piacenza. Acqua che servirà per le campagne della Pianura Padana, fin quasi alla foce, ovviamente oggi quasi in secca. Da oggi, invece, e per almeno una settimana, Iren aprirà quasi completamente le paratie della diga idroelettrica del lago di Ceresole Reale, rilasciando nel torrente Orco 6 metri cubi al secondo, acqua che consentirà a 5.500 agricoltori l’irrigazione di 8.500 ettari di terreno coltivato in Canavese e la sopravvivenza per la fauna ittica del torrente e dei canali irrigui, in modo particolare delle trote fario e marmorata. «La situazione è sotto controllo, ma c’è comunque preoccupazione», spiegano i sindaci di Caluso (Maria Rosa Cena), Rocca Canavese (Alessandro Lajolo), Strambino (Sonia Cambursano), Romano Canavese (Oscarino Ferrero), Mercenasco (Giovanni Levrio) e Vico Canavese (Antonio Nicolino). I loro paesi fanno parte degli 80 Comuni della provincia di Torino che hanno ricevuto l’indicazione da parte di Smat di emettere un’ordinanza che vieta l’uso dell’acqua potabile per irrigare orti e giardini. Ordinanza che ieri era già stata apposta negli Albi Pretori. E nella giornata di ieri, a Chieri sono già arrivate le autobotti per rifornire i bacini idrici, stessa misura che da qualche tempo è stata adottata a Condove, in Val di Susa.

Insomma, gli agricoltori stanno facendo il possibile per produrre in casa mais e grano, anche per evitare che gli allevatori siano costretti ad acquistare «fieno e mangimi a prezzi impazziti che vedono rincari di oltre il 100% per effetto delle speculazioni sulla guerra in Ucraina». La siccità e la crisi idrica non riguardano solo l’agricoltura e l’utilizzo privato di acqua potabile. Ci sono altre attività economiche che temono possibili e dannose conseguenze. È il caso, per esempio, degli autolavaggi: «Per ora – spiega la signora Barbara che ne gestisce uno a Rivarolo Canavese -, non abbiamo avuto ripercussioni di alcun genere, e speriamo continui così. Noi usiamo acqua di irrigazione non potabile. Non abbiamo avuto problemi, nonostante l’Orco in secca, neppure sulla pressione». Sulle sponde del lago di Candia, che appare non risentire della siccità, neppure l’Anthares, il centro che all’interno di un parco avventura offre il servizio di tre grandi piscine, ha rilevato alcuna criticità: «Anche la nostra acqua – dice Giulia alla reception – è irrigua e depurata. Speriamo si continui a lavorare per tutta l’estate. Dopo lo stop nel periodo Covid, una nuova chiusura sarebbe mortale».

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