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Si chiamava n.100

Goethe, nel suo “Viaggio in Italia”, giunse a Torbole sul Garda dove prese alloggio in un alberghetto. Leggiamo dal libro: “Avendo domandato al garzone della locanda dove avrei potuto soddisfare ad un certo bisogno, mi additò la corte al basso, dicendo «Qui abbasso può servirsi» ed avendo io insistito «Ma dove?» «Dappertutto, dove vuole» La citazione serve a ricordare che fino a fine ‘700 e oltre non esistevano gabinetti negli alberghi e nelle trattorie non di lusso: ci si accucciava in cortile. Poi nacquero i cessi, e per due secoli furono per lo più oscuri bugigattoli dove spesso (è capitato ancora a me da giovane) la carta igienica era costituita da pezzi di giornale appesi a un chiodo. Erano comunque luoghi per uomini e donne, indistintamente. Solo più tardi venne l’obbligo dei gabinetti distinti per i due sessi. Ebbene: nessun maschio si è mai adirato nel trovare una donna nel bagno degli uomini, mentre ho assistito a scene isteriche di donne nel caso opposto. Perché all’uomo non importa che il suo gioiello sia intravisto (le file di orinatoi a muro lo provano) mentre alla donna ruga. Ora però sta tornando, sull’onda arcobaleno, la “gender free toilet” , il cesso unisex, perché i generi sono aboliti. Scommetto che le prime a protestare saranno proprio loro, le donne. Gli uomini, invece, se ne fregano, anzi si rallegrano. Perché fino ad oggi, se il cesso delle donne era libero e quello dei maschi aveva la coda, ti toccava aspettare. D’ora in poi non più. E anche dove mancherà la “neutral gender toilet” si potrà entrare lo stesso nel cesso femminile. Al massimo, se qualche veterofemminista disinformata protesterà, basterà dirle “io sono un trans, brutta fascista omofoba”.

collino@cronacaqui.it

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