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Cronaca
Una attività su due ha dovuto chiudere i battenti

Si accende il grattacielo dopo 11 anni di sprechi nel Lingotto dimenticato

Le scuse del presidente Alberto Cirio a tutti i negozianti. Allo studio una vetrina virtuale per aiutare il commercio

Nella foschia del mattino si accendono le luci degli ultimi due piani del grattacielo della discordia. Quel gigante di vetro e di cemento della Regione che per anni è stato un simbolo di incompetenza e di sprechi. Milioni di euro gettati al vento tra pavimenti saltati e finestroni da rifare. Mentre anche la magistratura metteva mano ai pasticci delle vecchie giunte regionali. Facendo sprofondare un quartiere vivo e vitale come il Lingotto, che ha pagato un prezzo altissimo per l’incompetenza della politica. Con negozi chiusi e case che hanno perso in gran parte il loro valore, mentre le strade sopportavano i disagi di cantieri infiniti, visto che lì anche la metro ci ha messo del suo. Ben ci sta dunque il presidente Cirio, abbia chinato il capo di fronte a chi ha sopportato tanti anni di debiti, andando a conoscere come ha detto egli stesso, i propri «vicini di casa». Che almeno giungano le scuse. Che quanto meno inducono a una speranza: quella che i duemila dipendenti e funzionari della Regione Piemonte possano concorrere a riportare un po’ di sana ricchezza in questo quartiere che ha sofferto. Entro giugno ci sarà il trasloco dai vari uffici che occupano il centro di Torino, mentre oggi sono in funzione soltanto gli ultimi due piani dedicati ai dirigenti, che hanno dato vita alla prima giunta d’alta quota. La storia – per non dimenticare il passato – è quella di un progetto che avrebbe dovuto portare la firma di Fuskas, ma che è stato rimaneggiato, passando dall’acciaio al cemento, e facendo lievitare i costi tra aziende che si sono arrese e altre che sono fallite. Mentre i milioni scorrevano a tappare i buchi dell’inefficienza. Lo aspettavamo da anni. Questo monumento pubblico che è stato beffato dai privati di Intesa, che hanno realizzato l’opera in meno della metà del tempo. Una lezione, ma anche un danno per la nostra comunità che adesso confidiamo possa almeno stemperarsi con i risparmi che l’unica grande sede operativa porterà nei prossimi anni. «Le scuse nei confronti del quartiere sono d’obbligo» commenta Cirio, dal suo nuovo ufficio. Sulla cassettiera un ritratto del presidente Sergio Mattarella, una madonnina e la foto del padre. «Questo cantiere è durato davvero troppo. Concludere i lavori per noi è stato innanzitutto un segno di rispetto nei confronti dei cittadini» prosegue, dall’alto del quarantesimo piano. Diverse centinaia di metri più in basso, in strada, Walter, ristoratore – otto dipendenti a carico – ha gli occhi lucidi se ripensa alle difficoltà degli anni passati. «Abbiamo aperto nel 2017 e da allora abbiamo vissuto situazioni davvero complicate» racconta. Non nasconde le difficoltà neppure Anna Maria Galileo, da 27 anni dietro al bancone dell’omonimo bar tabaccheria. «Sono stati anni terribili. Abbiamo cercato di sopravvivere con tutte le nostre forze – spiega -, ma ora siamo pieni di debiti. Abbiamo aspettato per anni questo momento». E ora finalmente il grattacielo della Regione è aperto. «Speriamo che ci sia tanto movimento» sorridono al futuro Fadi e Marun, padre e figlio, barbieri di professione. «Cirio ci ha detto che si verrà a tagliare i capelli qui» scherzano e il peggio sembra essere alle spalle. «Non possiamo fare una previsione per il futuro – resta cauta Cinzia, della panetteria Lingotto -, ma viviamo il presente con nuova speranza». Per dare il benvenuto al nuovo corso ha rinnovato il suo locale anche Maurizio. «Abbiamo sofferto per tanti anni. È stata dura, ma ora c’è speranza. La zona si sta riprendendo dopo tanti anni di cantieri. Aspettiamo che si trasferiscano i dipendenti della Regione. E speriamo che mangino d’appetito». Tra via Caramagna e via Sommariva, complici i cantieri della Metro 1 e del grattacielo, metà delle attività hanno chiuso i battenti. Oggi i negozi storici aperti sono ancora cinque. «Difficile stare in piedi dopo questi 11 anni, abbiamo dato fondo a tutto. Non abbiamo fondi economici per rilanciare le attività» racconta Gianni Tantimonaco, commerciante. Perplessità anche da parte dei residenti: «dieci anni di lavori – racconta Paolo Crema -, sono troppi, l’avessi saputo nel 2011 non so se avrei firmato per questo risultato. Inoltre in questa zona continuano a mancare i servizi, tra cui un centro d’incontro». Qualcuno, però, filtra ottimismo. «Forse tutti questi nuovi arrivi porteranno anche una ventata d’aria fresca». Ma le buone notizie non mancano: da circa due mesi è stato avviato un confronto tra la Circoscrizione 8, gli esercizi di prossimità e la Regione su come far interagire i nuovi inquilini del palazzone e il quartiere. L’idea è una vetrina virtuale in cui inserire tutte le attività di prossimità, da piazza Carducci a Bengasi. Ossia quelle che più hanno patito i dieci anni di maxi cantieri. «Ne stiamo discutendo con le associazioni commercianti: Alessandra Girardello di “Sul filo di via Nizza” e Marco Vinardi di “Nuova Nizza-Bengasi”» spiegano il presidente del centro civico, Massimiliano Miano, e il coordinatore al Commercio, Dario Pera. A giugno il grattacielo sarà a regime ma 1.800 dipendenti non avranno un sistema di ristorazione interno. «Anche questa – concludono i due amministratori -, sarà una grossa opportunità per Nizza Millefonti».

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