Da sinistra, i tre arrestati: Liman Shera, Sergiu Vozian e Oleg Cucereavii
Cronaca
Recuperati trattori, macchine operatrici e semirimorchi

OPERAZIONE DOZER. Sgominata la gang dei cantieri. In tre finiscono in manette. Recuperati mezzi per 3 milioni di euro LE FOTO

Erano diventati l’incubo di molte imprese del settore dell’edilizia. Ventidue i colpi messi a segno tra Piemonte e Lombardia

Un’organizzazione criminale dedita al furto di macchine operatrici e mezzi da cantiere è stata smantellata dalla polizia stradale di Torino. nell’ambito di un’operazione ribattezzata, in codice, Dozer. Gli agenti, su disposizione del sostituto procuratore di Asti Delia Boschetto, hanno eseguito sei misure cautelari, di cui tre in carcere e tre agli obblighi di dimora. Le accuse, a vario titolo, vanno dal furto aggravato, fino alla ricettazione e al riciclaggio. Un settimo componente della banda risulta tuttora latitante.

MESSI A SEGNO 22 COLPI IN PIEMONTE E LOMBARDIA
I malviventi, tutti romeni, sono accusati di aver messo a segno 22 colpi in Piemonte e Lombardia. Con i loro raid, i componenti dell’agguerrita gang di ladri erano diventati l’incubo di molte imprese del settore dell’edilizia che giorno dopo giorno si vedevano sottrarre mezzi di un certo valore (anche più di 100mila euro a macchina), che in molti casi non erano nemmeno assicurati contro il furto.

I NOMI DEGLI ARRESTATI
I tre arrestati per i quali si sono spalancate le porte del carcere, sono Liman Shera, 42 anni, residente a Torino; Oleg Cucereavii, 45, residente a Cormano (Mi) e Sergiu Vozian, 38, in Italia senza fissa dimora ma di fatto anche lui, come Vozian, domiciliato a Cormano.

TROVATI MEZZI PER UN VALORE DI 3 MILIONI
In un capannone a San Gillio, nel torinese, nel corso dell’operazione, sono stati trovati 28 mezzi, tra cui 5 trattori, 17 macchine operatrici e 6 semirimorchi. Tutta merce rubata per un valore stimato di circa 3 milioni di euro. La refurtiva, secondo quanto scoperto dagli investigatori, era pronta per essere esportata nel Maghreb e nell’est Europa. “Senza il vostro intervento, sarei stato costretto a chiudere” ha detto agli agenti uno dei proprietari del mezzi recuperati dalle forze dell’ordine.

LE INDAGINI SONO DURATE UN ANNO
Le indagini, durate un anno, hanno preso il via dal furto, nei pressi di Novate Milanese, di una macchina operatrice sulla quale era stato installato un apparecchio antifurto con rilevatore satellitare Gps, che ha consentito ai poliziotti di individuare, oltre al veicolo trafugato, anche il capannone industriale a San Gillio, dove poi è stata rinvenuto l’ingente quantitativo di merce rubata.

L’ANTIFURTO PORTA GLI AGENTI FINO A TORINO
I primi accertamenti hanno permesso agli agenti di giungere all’identificazione di una persona, domiciliata a Torino, la quale aveva la disponibilità del capannone al cui interno era stata occultata la macchina operatrice rubata a Novate in attesa di essere piazzata sul mercato dell’illecito. Dopo aver comunicato i primi accertamenti alla Procura della Repubblica competente, è stata così avviata l’attività investigativa che ha consentito di accertare che il “sospettato”, dopo essersi procurato i veicoli rubati, con la collaborazione di alcuni complici, li nascondeva” temporaneamente nei capannoni industriali (che erano nella disponibilità di persone compiacenti), in attesa di essere rivenduti previa alterazione dei dati identificativi.

I MEZZI RUBATI VENIVANO “ALTERATI”
L’attività investigativa ha portato, complessivamente, alla denuncia di venti persone ritenute, a vario titolo, responsabili di furto aggravato, ricettazione e riciclaggio. Molti mezzi infatti, secondo quanto accertato dai “segugi” della Polstrada, venivano alterati nei dati identificativi al fine di impedirne la corretta identificazione.

 

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