DisastroSanCarlo
Cronaca
IL CASO Il dramma dei 1.526 feriti sotto il maxi schermo

Sfregiati o menomati: i reduci del 3 giugno ora vogliono giustizia

Antonio non riesce più nemmeno a dormire. Per Laura la frattura delle costole e del bacino

Braccia e gambe dilaniate, sfregi permanenti, corpi martoriati, anime perse. Sono ferite difficili da guarire quelle di piazza San Carlo. E le vittime, in quello che loro stesse hanno vissuto e poi descritto nelle querele come uno scenario di guerra, sono un esercito: 1.526 persone che adesso pretendono giustizia, ciascuna con la propria storia, ciascuna con il proprio piccolo o grande dramma.

Antonio L., 24 anni, di Mussomeli, arrivato a Torino da Palermo per vedere la finale di Champions League con gli amici, tornato a casa con una grave lesione alla mano che gli ha impedito di partecipare a un concorso per l’Arma e a uno per la Marina, è uno dei 315 che hanno presentato una querela.

Assistito dall’avvocato Antonio Vallone, la settimana scorsa è stato sentito dai carabinieri. E ha ricostruito quella serata maledetta, ricordando l’ambulanza che aveva finito i materiali, le tre ore trascorse nella tenda del pronto soccorso prima di essere portato in ospedale.

«A distanza di giorni – ha messo a verbale – ho una forte sensazione di ansia e sgomento, tanto da non riuscire né a dormire serenamente, né a frequentare luoghi chiusi».

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