La storica bottega del Presepe lascia via delle Orfane
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VIA DELLE ORFANE

Sfratto per la bottega del Presepe. Dopo 138 anni lascia la Consolata

Niente rinnovo del contratto per i titolari che si trasferiscono a Lucento

Un tempo, per i torinesi doc il presepe si comprava in un solo posto: nella storica bottega dei Casalegno, in via delle Orfane 21. Un tempo. Perché il più antico negozio di oggetti sacri presenti in città, la Bottega del Presepe, è stato costretto a traslocare. Per un curioso paradosso, ciò è avvenuto per volontà del santuario della Consolata, proprietario dell’immobile. Finisce così la storia di questo bugigattolo di pochi metri quadrati, poetico superstite della tradizione devozionale cattolica, aperto nel 1880. Se cercavate rosari, icone e, naturalmente, statuine del presepe, potevate venire qui, a due passi dal cuore spirituale di Torino. Come in tutte le città d’Italia, vicino ai santuari c’è sempre stato un negozietto di articoli religiosi. E qui tutti li conoscevano, i Casalegno: hanno salito e disceso gli stretti gradini dell’ingresso da quando, il 5 maggio 1920, il beato Giuseppe Allamano, all’epoca rettore del santuario, firmò il primo contratto di affitto.

Qui, il Natale si incarnava non solo nella tenera figura di un bambinello, ma anche nei mille e mille volti di pastori, magi, centurioni, paesani che assistevano alla nascita del Redentore. Statuette di ogni foggia e dimensione. La proprietà dell’immobile è però del santuario della Consolata: «Non ci hanno rinnovato il contratto, che scadeva a giugno – spiega Davide Casalegno -. Ci hanno lasciato tre mesi gratis per permetterci di sgomberare. Ci hanno spiegato che devono restaurare il palazzo».

È così: davanti al vecchio portoncino da ieri c’è un ponteggio. E, per questo motivo, i Casalegno hanno dovuto cercare un altro posto dove poter aprire prima di Natale, periodo nel quale – non è il caso di dirlo – gli affari vanno meglio. I Casalegno, da ieri, hanno riaperto in via Foglizzo 4/C, a Lucento. Resistere in periferia sarà una sfida. Ma una sfida che riguarda un po’ tutti noi: se le tradizioni sono davvero importanti, una parte di esse passa anche dalle statuette di un piccolo presepe.

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