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IL CASO La lettera del Comune a pochi giorni dal Natale

Sfrattati dopo 83 anni: così il Valentino perde l’“Imbarco Perosino”

Oltre al locale, la famiglia lascerà la sua casa: «È ingiusto, fu mio padre a comprare i muri»

La lettera è arrivata pochi giorni prima del Natale. In quel periodo dell’anno in cui l’Imbarco Perosino rappresenta uno dei locali più suggestivi della città dove respirare l’aria della tradizione fatta di candele accese, lucine colorate, pizzi e merletti ai tavoli, in una penombra d’altri tempi dal sapore tra il sabaudo e il Barocco, dato anche il prestigio dei suoi arredi. E la “sentenza” scritta in quella breve lettera del Comune è stata tremendamente amara e diretta: “sfratto esecutivo”.

Niente mezze misure, niente mezzi termini quando si tratta di prassi burocratiche e legalmente corrette: il Valentino perderà presto (si parla di poche settimane) un altro dei suoi locali, uno dei più antichi e storici fondato nel 1937, la bellezza di 83 anni fa, da Alberto Perosino, maestro d’ascia, ossia, costruttore di barche. Una passione la sua, più che un lavoro, per la quale usò tutti i suoi risparmi pur di comprare – era il 1936 – quel laboratorio in riva al fiume che sarebbe poi diventato la dimora della sua famiglia. Lo è ancora oggi. Ed è proprio questo il dramma.

Oltre a dovere abbandonare la propria attività, Graziella Perosino, il marito Edmondo Mario Giovanni De Coster, la figlia Anna con la sua bambina, tra pochi mesi non avranno neppure più un tetto sulla testa. «Per noi è una situazione drammatica – spiega Graziella – mio marito ha 81 anni ed è gravemente malato di Parkinson, io ho da poco sconfitto un brutto male, mia figlia, inoltre, dovrà cercare di reinventarsi un futuro».

Come e perché si è arrivati a questo punto? «Tutto è iniziato dieci anni fa quando il Comune, in base a una serie di nuove leggi, ci comunicò che la nostra casa, essendo sul suo territorio, gli apparteneva. Da qui iniziarono ad aumentarci l’affitto in maniera spropositata, fino al 100 per cento in più, per coprire, oltre la sponda del fiume, il canone per casa nostra. Una casa che solo noi con i nostri soldi abbiamo sempre ristrutturato e curato anche dopo le alluvioni. Io intentai, ovviamente, una serie di cause, sempre perse, oggi aspettiamo la Cassazione, e loro iniziarono la procedura per lo sfratto che sarà esecutivo a breve. Ma noi non ci arrendiamo e combatteremo per evitare che la storia del Perosino finisca per sempre».

Una storia fatta di pranzi e cene in riva al Po tra uomini politici e industriali della Torino che contava e che conta. Non c’è sindaco che non vi sia passato, così come attori (da Diego Abatantuono a Luciana Littizzetto, ma anche John Elkann ed Emanuele Filiberto), cantanti jazz e artisti. Christo vi lasciò persino un’opera, cosa che fecero anche molti altri. Non si contano i quadri e gli oggetti di valore esposti fra i mobili antichi di proprietà della famiglia. Un piccolo gioiello in riva al Po, un patrimonio che in un’altra storia avrebbe persino meritato tutele ma che, invece, se non succederà nulla, sarà smantellato come nei più amari finali.

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