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Il Borghese

Servono i soldi per ripartire

Dobbiamo ripartire. Con tutte le cautele s’intende, ma il “restate a casa” non può più essere un imperativo assoluto se non vogliamo precipitare dall’emergenza virus allo stato di povertà. Con un Paese che va rapidamente in bancarotta. Non c’è più tempo per i decreti costruiti per giustificare ritardi e rinvii. Le prediche si scontrano con un tessuto economico a cui si sta letteralmente strappando il futuro. Governo e Regioni devono mettere mano al portafoglio, garantire prestiti a “fondo perduto” e devono mettere sugli attenti le banche che, con la mancanza di garanzie certe, vanno a passo di lumaca nel concedere i prestiti. Il tempo stringe, maggio volerà via in un soffio e giugno potrebbe riversarci altri bollettini di guerra, questa volta mettendo in fila le croci sulle attività commerciali, artigianali e imprenditoriali travolte dalla mancanza di liquidità. Tergiversare sarebbe il peggiore autogol per Torino, il Piemonte e l’Italia intera. L’allarme viene dai numeri di casa nostra che, una volta di più non brilla per efficienza sia nei confronti di quei quasi 500mila lavoratori che non hanno un’ occupazione “regolare”, dai precari e anche da oltre 77mila cristiani che il contratto lo avrebbero pure, ma non stanno ricevendo l’assegno della cassa integrazione in deroga. Fa male al cuore scrivere che solo 1.300 singole pratiche siano andate a buon fine, proprio mentre la Regione, solo ieri, ha ricevuto oltre 90 milioni da Roma. Come è inammissibile che i finanziamenti da 25 mila euro, se va bene, potranno arrivare (non tutti!) tra un mese. Di mezzo non ci sono solo necessità di cassa, ci sono tragedie delle famiglie che hanno investito per dare lavoro. Una vergogna di cui qualcuno dovrà rispondere, anche in tribunale. Per una volta basta burocrazia, fancazzismo e giochini di potere. Ne va di mezzo il nostro futuro proprio ora che la sorte poco benigna ci pone di fronte all’appuntamento con la Festa dei lavoratori.

fossati@cronacaqui.it

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