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Salute
L’ALLARME

Servono 300 medici in pronto soccorso. E affittarli costa quasi 17 milioni l’anno

Oltre 1.200 turni coperti dai “gettonisti” delle cooperative e la Regione punta sugli aumenti di stipendio

Basta vedere l’affanno con cui corrono tra barelle in attesa nei corridoi del pronto soccorso, per capire quanto medici e infermieri dei reparti d’urgenza rappresentino la “prima linea” di una battaglia quotidiana a cui mancano soldati e, spesso, munizioni. Solo negli ospedali del Piemonte servirebbero quasi 300 specialisti in più. Al momento, per surrogarne almeno uno su tre la Regione spende cifre astronomiche: 16,8 milioni di euro in un anno, secondo i calcoli che vedono coprire ai “gettonisti” delle cooperative circa 1.200 turni da 12 ore ogni mese. «Quanto basterebbe per assumere 200 dirigenti medici» spiegano dalla Società italiana di medicina d’emergenza e urgenza che ha più volte lanciato allarmi, spesso, rimasti inascoltati. L’anello più fragile, esposto e delicato della catena ospedaliera è proprio il loro reparto. E non è un caso che da qui partano i correttivi previsti dalla Regione, che ha certifica come su 663 medici d’urgenza previsti ne manchino almeno 284 senza contare la poca attrattiva di un lavoro che, oltre a richiedere una lunga specializzazione accademica e in corsia, costringa a rinunciare spesso alle ferie ma, ancora di più, alla possibilità di trascorrere in famiglia le festività o, ancora, poter svolgere un’attività al di là dei turni ospedalieri pagati fino a 60 euro l’ora. Non a caso proprio la Regione ha scelto di alzare a 100 euro la paga oraria. «Altrimenti continuiamo restare sotto scacco delle cooperative conferma l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle condizioni in cui molti urgentisti si trovano ad operare, gestendo spesso un vero e proprio assedio d’ambulanze e pazienti che accedono al pronto soccorso per il 61% dei casi con codici di bassa gravità, al 23,5% per casi di media intensità e solo al 16% in fase acuta. A fronte di questo scenario per redigere un piano di contrasto all’emergenza sono stati coinvolti anche vertici del Simeu a partire dal presidente, Fabio De Iaco e la segretaria del Piemonte, Marina Civita. Tra le priorità a cui porre rimedio c’è il cosiddetto “boarding” in barella, ovvero, l’attesa di un posto in reparto per cui la media oscilla da tre fino a cinque giorni, a volte, in condizione al limite della sopportazione per gli stessi pazienti e, al contempo, la difficoltà materiale di medici, infermieri e operatori sociosanitari di poter intervenire come i loro colleghi di medicina generale o chirurgia.

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