nave diciotti
Buonanotte

Serrature abolite per legge

La lite sui migranti della Sea Watch è roba vecchia. La novità è il processo cui il Tribunale di Catania vorrebbe sottoporre Salvini per il caso Diciotti. Il reato ipotizzato è “sequestro di persona” per non aver lasciato sbarcare i migranti. Non bisogna essere dei giurisperiti per capire che l’accusa è infondata. Basta il buonsenso. L’articolo 605 del codice penale recita: “Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni”. Se tale reato si configurasse ogni volta che impediamo a un estraneo di entrare in casa nostra, saremmo tutti in galera. Ed è quello che è successo con la Diciotti. Nessuno, né l’equipaggio né i migranti, è stato privato della libertà. Potevano andare dove volevano, tranne che in casa nostra. Badate: è la stessa misura che attuano tutti gli altri stati europei ai loro confini. Solo che il nostro confine si chiama mare, e il varco si chiama porto. Infatti, consci della debolezza di questa tesi, gli accoglioni si appellano di volta in volta al diritto internazionale (che però parla di naufragi, non di trasbordi su chiamata telefonica, e prevede lo sbarco in un porto sicuro ma non per forza italiano) o alla pietà (che però ha un limite, altrimenti l’Europa dovrebbe accogliere automaticamente centinaia di milioni di migranti). Salvini è solo in questa battaglia, ma ha dietro la maggioranza degli italiani. Tuttavia, anche se alle Europee di maggio la Lega diventasse il primo partito, dovrebbe monetizzare il primato alle politiche, e Mattarella (già ministro del governo D’Alema) non le convocherà mai, come Scalfaro nel 1995, quando Bossi tradì Berlusconi. Loro hanno gli uomini giusti ai posti giusti.

collino@cronacaqui.it

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