Piazza San Carlo, riparte l'udienza preliminare (foto di repertorio)
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L’episodio si è verificato il 24 aprile 2017 in pieno centro a Torino

Sequestro commerciante, gli imputati si difendono: “Non fu rapimento ma vendetta per una truffa”

La versione di Alosi e Aleccia sul presunto rapimento di Ivan Napoli, prelevato fuori da un motel e portato a forza in un garage, legato e picchiato

Non un rapimento per chiedere denaro, ma un pestaggio per vendicare una truffa. Davanti alla Corte d’assise di Torino Angelo Alosi e Simone Aleccia, imputati insieme a Filippo Bavuso di sequestro di persona a scopo di estorsione, hanno fornito la loro versione sul presunto rapimento di Ivan Napoli, 30enne commerciante d’auto originario di Reggio Calabria, prelevato fuori da un motel in pieno giorno nel centro storico di Torino,e portato a forza in un garage, legato e picchiato il 24 aprile 2017.

IL RACCONTO DI ALOSI
“Bavuso mi ha chiesto se potevo accompagnarlo perché aveva timore di trovare delle persone in più ed io non mi sono tirato indietro, anche se ero in semilibertà – ha detto Alosi -. Quello che è successo dopo l’ho saputo in seguito”. Venerdì scorso aveva parlato Bavuso. Aleccia ha affermato di aver accompagnato il suo amico Bavuso all’appuntamento perché “era convinto che fosse una trappola, un’imboscata, di Christian Conversano”, coimputato condannato col rito abbreviato. L’obiettivo dell’incontro era una “discussione” che non poteva tenersi all’aperto perché “Alosi era in semilibertà e non si poteva stare all’aperto se ci picchiavamo”.

“FILIPPO ERA STATO TRUFFATO”
“Mi dispiace per l’accaduto e mi dispiace aver fatto dichiarazioni false all’inizio – ha continuato -. E’ emersa la bugia del sequestro, ma la verità era più semplice: Filippo era stato truffato, come un sacco di persone” e in seguito “Ivan Napoli usava questa scusa del sequestro affermando che la procura aveva congelato i suoi beni e quindi non aveva i soldi per pagare le auto o per restituire i prestiti”.

IL CASO DEL CARABINIERE ARRESTATO
Nell’ambito dello stesso processo, ha testimoniato oggi in Aula, Carlo Blandino, carabiniere arrestato lo scorso 9 ottobre con l’accusa di aver chiesto soldi a un uomo della ‘ndrangheta in cambio di informazioni mai rivelate, nell’ambito del processo ai tre uomini accusati del sequestro Napoli. Il militare ha affermato di aver incontrato casualmente in un night club la vittima che gli ha raccontato del presunto sequestro subito e delle sue denunce alla polizia: “Napoli diceva di sospettare di Filippo Bavuso, al che gli ho detto che mi sembrava strano, che era uno benestante – ha spiegato Blandino -. Non ho ritenuto neanche opportuno riferirlo al mio comandante visto che Napoli mi aveva detto che ne stava parlando con la polizia”.

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