Liberi
Cronaca
IL CASO. Svelata dal rapimento di un camionista lituano

Sequestrato e rapinato: adesso a Torino spunta anche la mafia ucraina

A processo un ex buttafuori e un esperto di arti marziali. Il rapito è stato liberato dopo una misteriosa telefonata

Rapito da due energumeni ucraini, con la testa rasata, che sono saliti sul suo tir e, mano alla cinta per indicare la pistola, lo hanno minacciato dicendogli: «Tengo mafia a Torino». Costretto con la forza, scortato dai due, a consegnare a un carrozziere un motore e a consegnare il denaro ai rapitori. Sequestrato, infine, in un alloggio, e minacciato con due coltelli e una mazza da baseball. «Vogliamo altri soldi», la richiesta. È mistero su un delitto commesso in città il 12 febbraio 2018. Il processo, in dibattimento, è iniziato alcuni giorni fa. La “mafia” viene evocata da un imputato, ma non è oggetto del procedimento, dove si giudicano i reati di rapina, sequestro di persona ed estorsione. Gli enigmi irrisolti sono molti, a partire dal motivo per cui i due ucraini spuntino all’improvviso in una via di Borgo San Paolo e sequestrino un autista lituano (parte lesa al processo) proveniente da Albenga, che non li avrebbe mai visti prima. Degli imputati si sa poco: uno faceva il buttafuori, il secondo era stato sorpreso anni fa in un paese dei Balcani con un grosso quantitativo di droga. Un altro dettaglio era stato rivelato al rapito durante il sequestro: «Siamo ex lottatori di arti marziali clandestini. Abbiamo vinto molte medaglie». I due ucraini – che hanno dai 20 ai 30 anni – irrompono a dicembre del 2018 in via Pollenzo nel tir del lituano, che stava per raggiungere la carrozzeria “Click autoricambi” per consegnare un motore. I due stringono nel mezzo la vittima: «Dacci i soldi o ti uccidiamo». Con la mano uno indica la pistola all’altezza della vita. Il lituano spiega di non avere denaro, deve ancora consegnare la merce. Parole che irritano il rapitore, che dice: «Io abito a Torino. Io tengo mafia a Torino». La vittima, tremante, viene costretta ad entrare in carrozzeria con i sequestratori, e qui avviene lo scambio del motore. Gli ucraini si impossessano dei 1100 euro che spettavano all’autista, a cui prenderanno anche, dopo, un navigatore e due coltelli. Ma non finisce qui. Il carrozziere viene portato in una stanza dove subisce un’estorsione. L’ucraino che lo minaccia dice: «Io sono quello che controlla tutti i corrieri dall’Est Europa». Mostrandogli il calcio della pistola, aggiunge: «Siamo in tre. Vedi tu quanto mi devi dare». Il carrozziere consegna 300 euro. Dopo, per l’autista rapito, l’agonia non termina. Gli energumeni lo costringono a risalire sul camion e lo portano in un alloggio misterioso. Nella stanza vuota, uno dei due appoggia due coltelli sul tavolo e si siede. L’altro chiede al lituano altro denaro, mentre con una mazza da baseball colpisce il pavimento urlando: «Adesso dimmi che cosa devo fare con te». A un certo punto uno dei due riceve una telefonata. Forse qualcuno sta impartendo delle direttive. Dopo la chiamata, la vittima verrà liberata. Ma soltanto dopo l’ultima minaccia: «Sparisci, e non chiamare la polizia, altrimenti ci pensiamo noi a te».

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