flagello holodomor ucraina
Amarcord
MARZO 1932

Sei milioni di morti in Ucraina a causa del flagello Holodomor

Il genocidio per fame perpetrato dall’allora regime sovietico di Stalin

Ucraina, terra di confine. Questo il significato letterale del suo nome. Ma più che un confine di stato è un confine di culture e più ancora è un confine tra terra e cielo, tra il biondo dei campi e l’azzurro sconfinato sulla pianura sarmatica. Come i colori della sua bandiera. Ma dalla primavera del 1932 alla primavera 1933, per i comunisti sovietici questa terra di confine era terra di sterminio. Holodomor, lo chiamano. Un genocidio vero e proprio, così orribile che a furia di contare i morti si perde il conto. 6 milioni? 8 milioni? 10 milioni? Ammazzati? Macché: ammazzare tutti questi disgraziati costa.

La morte per fame, invece, è gratuita. Sì, avete letto bene: morti di fame. Ma l’Ucraina non è la terra del grano? Requisito. Ordine di Stalin. Per inciso, requisito un po’ ovunque, dalla pianura del Volga alla steppa del Kazakistan, in nome della «collettivizzazione forzata» delle terre. Si scrive «collettivizzazione», ma bisogna leggere «esproprio». Ma in Ucraina i kulaki, i «contadini ricchi», non intendevano cedere; finirono per ammazzare il loro bestiame e dar fuoco ai loro granai, pur di non consegnare i loro beni ai comunisti. E Stalin li fece morire letteralmente di fame. Bisognava pur punire questi maledetti ucraini, colpevoli di essere nemici della Rivoluzione. Ebbene sì, siamo sempre alla solita storia: dalla Rivoluzione francese in poi, gli amici del popolo possono dispensare morte a loro piacimento, in nome della libertà. Dunque, morte agli ucraini, diventati improvvisamente nemici della Rivoluzione perché si erano rifiutati di sottostare agli espropri selvaggi dei bolscevichi. Espropri nel nome della libertà, ovviamente. E poiché agivano nel nome della libertà, nei manuali scolastici l’Holodomor non esiste. Semplicemente, non se ne parla. Guai a macchiare il bel nome della Rivoluzione comunista. Gli ucraini se la sono legata al dito e dall’epoca sovietica odiano i russi; ma a dirla tutta i responsabili dello sterminio sistematico degli irriducibili kulaki ucraini non erano soltanto russi, tant’è che uno degli esponenti più in vista della corte staliniana era l’ucraino Lazar Kaganovich. La vera colpevole è dunque la tessera di partito, non la carta di identità: tant’è che russi e ucraini sono sempre stati legati a filo doppio (si pensi a Bulgakov o a Gogol’). Oggi fortunatamente si può e si deve parlare dei crimini dei comunisti sovietici; ma purtroppo la cortina di ferro non è del tutto caduta.

Colpa in larga parte dell’Occidente, che ha accerchiato la Russia colpevole di essere la principale erede del mostro sovietico; ma colpa anche della vis politica di Mosca, consapevole che la Russia stessa è nata a Kiev all’epoca di san Vladimir (mille anni fa…) e che non può entrare nella variopinta insalata di Bruxelles (e peggio ancora, nello scatolone della Nato). Geopolitica e cultura; e, sullo sfondo, i fantasmi dell’holodomor che tornano ad ammonire gli ucraini, convincendoli a lottare contro l’invasore di ieri e di oggi. Terra di confine, l’Ucraina. Terra che merita la pace. Come tutta l’umanità.

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