Conte
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Se telefonando io potessi dirti…

“Se telefonando, io potessi dirti…”, già: dirti che cosa? Che cosa potrebbero avrebbero potuto dirsi, in effetti, Mario Draghi e Giuseppe Conte e che cosa davvero si saranno detti, al di là delle dichiarazioni davanti ai microfoni o poi in aula? Ieri fra il presidente del Consiglio e quello dei 5Stelle c’è stata una telefonata che, per tutto il corso del pomeriggio, rimaneva nebulosa, ma della cui importanza saremo consapevoli completamente solo quest’oggi, quando al Senato si dovrà votare per il decreto legge Aiuti e si vedrà se davvero il gruppo pentastellato – già orfano del pattuglione legato a Di Maio – si asterrà uscendo dall’aula o no, ma non si dica che questo significa avere sempre voluto far cadere il governo. Sia mai… Fatto sta che è bastato poco perché fra i vari leader di partito cominciasse la corsa alla dichiarazione: la parola d’ordine questa volta, e pare strano dirlo, è «elezioni». Con la parola fine a questa legislatura, il desiderio dei leader è quello di andare a elezioni in autunno. Conte ha passato giorni a sostenere «non voglio far cadere il governo», Draghi ha passato meno tempo davanti ai microfoni ma non le ha mandate a dire, «non si governa con gli ultimatum». E aveva anche ribadito di non voler andare avanti senza una grossa fetta della sua maggioranza. Una telefonata, o meglio una “call” inserendo anche Mattarella, per uscire dalla crisi? Se telefonando, appunto. Ma telefonare è comunicare, mentre qui è parso di assistere al più abusato degli esercizi del muro contro muro. Non si governa con gli ultimatum, diceva Draghi appunto, ma neppure con le emergenze come collante.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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