Giustizia
Il Borghese

Se questa è giustizia…

L’uomo ha una felpa strappata e un paio di jeans lerci con una striscia di nylon a mo’ di cintura. E grida in arabo invocando Allah mentre si percuote il petto con i pugni. È un marocchino, in attesa di essere espulso. E il teatrino, con tanto di offerta di matrimonio al giudice, mentre tenta di calarsi le brache, va in scena nell’aula 59 del Tribunale.

L’aula della libertà, perché da qui quasi mai il condannato ritorna in galera. Non è facile dirlo ma una mattinata in questa suburra non concilia certo con quel sentimento di certezza della pena e più in generale di giustizia che più o meno tutti abbiamo in mente come modello. I reati commessi, dallo spaccio alla violenza, al furto, allo scippo sembrano escludere le vittime alla faccia della sicurezza che si continua a promettere.

Le condanne fioccano, il giudice esamina i casi uno dopo l’altro, ma i colpevoli incassano e se ne vanno, mal che vada ai domiciliari. E colpisce quella nutrita squadra di poliziotti, carabinieri e agenti di polizia penitenziaria (ieri ne abbiamo contati 16) costretti a far la guardia a nessuno, anziché stare sulla strada.

Undici micro processi in una mattina, risultato: uno solo – il marocchino innamorato del magistrato – è tornato dietro i muri dell’ex Cie, in attesa di una perizia psichiatrica che viene il dubbio si sia cercato con il teatrino di cui sopra per allontanare il rischio dell’espulsione. Per gli altri si profila un allegro week end. Anche questa, forse, è giustizia.

fossati@cronacaqui.it

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