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Buonanotte

Scusa, hai una cartina?

Dicono che la vecchiaia è abituarsi sempre di più al sempre di meno. Ma ci sono degli antidoti. Uno dei più validi è rivisitare coi ricordi (usando tutto ciò che li innesca: odori, sapori, musiche, oggetti, racconti, foto, film) i tempi belli, che poi sono per tutti l’infanzia e la gioventù. Senza però rifugiarsi nella droga dell’autoelogio a posteriori. Non è vero che eravamo meglio noi. Non è vero che i giovani d’oggi non sono più (segue elenco di virtù), ma soltanto (segue elenco di difetti). Sono solo diversi, e se lo sono è perché li abbiamo allevati così noi. Anche noi eravamo diversi dai nostri vecchi; anche loro ci criticavano elogiando i loro tempi. La vecchiaia fa immalinconire, e consola poco dirsi che l’alternativa è peggio. Funziona di più, come analgesico, trasferire la vita di ieri nell’oggi con la fantasia. Un esempio? Immaginarsi in mezzo alla movida. Prima del lockdown e delle mascherine obbligatorie era facile. Bastava andare nei sabato sera estivi in piazza Vittorio, che brulicava di giovani bellissimi, seduti e in piedi, a migliaia. Gruppi di belle ragazze a passeggio da sole, crocchi d’ambo i sessi in cui chiunque è accettato e si può infilare a parlare, far battute, ammiccare, corteggiare, offrire da bere, invitare… Niente formalismi, niente inibizioni, ormoni a palla, occhiate come lenze nell’aria… I crocchi sono tanti, prima o poi trovi quello giusto. L’avessimo avuta anche noi, una roba così! Altro che andé a tanghé al Troca sperand ëd carié. Immaginatevi da giovani lì in mezzo, con tutte le astuzie e la pazienza da consumati pescatori che avevate. Spopolereste. Nessuno sa se è vero, ma è verosimile. E fa bene all’umore pensarlo.

collino@cronacaqui.it

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