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Economia
IL CASO

Scuole in bolletta: «Chiudiamo il sabato»

La proposta dell’Associazione nazionale presidi sulla “settimana corta” tra le ipotesi per risparmiare i consumi

Un calcolo preciso non lo hanno fatto nemmeno in Città Metropolitana, dove i rincari di riscaldamento ed energia elettrica in vista della riapertura delle scuole non sembrano essere all’ordine del giorno. Almeno per ora. Di certo, però, il riflesso dei costi potrebbe interessare direttamente i presidi con un provvedimento che sarebbe già allo studio presso i ministeri di Istruzione e Economia per ridurre i consumi. Sul banco anche la proposta dei presidi e in particolare degli istituti superiori, pronti a chiudere le aule il sabato a patto di “spalmare” quelle stesse ore durante il resto della settimana pur di evitare il ritorno della didattica a distanza dopo due anni di pandemia da Covid.

«Sono pronto a chiudere il sabato e ridistribuire l’orario sugli altri giorni se necessario» conferma il dirigente Franco Francavilla del liceo classico Massimo D’Azeglio ricordando come non siano gli istituti scolastici a farsi diretto carico delle utenze di luce e riscaldamento. «Sono contrario, però, a ridurre l’orario fosse anche solo per cinque minuti, credo che l’offerta formativa sia un nostro dovere garantirla e garantirla tutta» Per risparmiare si possono individuare altre strategie. «Rimanendo comunque in presenza perché, sia chiaro, non voglio assolutamente che si torni alla didattica a distanza. Un altro modo potrebbe essere quello di valutare se abbassare di un grado o meno la temperatura dei caloriferi. «Vorrà dire che gli studenti dovranno mettere un maglione in più quando farà più freddo». Questo è ciò che preoccupa, invece, chi ha a che fare con allievi più piccoli e non con gli adolescenti delle scuole superiori. «Non abbiamo il problema della frequenza il sabato ma quello della temperatura e del riscaldamento dovremmo porcelo dal momento che abbiamo studenti giovani e più esposti al rischio di prendersi qualche malanno durante la stagione invernale» spiega la dirigente dell’Istituto comprensivo Manzoni a San Salvario, Rosa Maria Falanga. Per il preside dello scientifico Galileo Ferraris, Giuseppe Inzerillo, il problema del sabato non si pone più da qualche anno. «La nostra settimana è già organizzata su cinque giorni da tempo ma anche noi studieremo qualche iniziativa per educare gli studenti al risparmio più che altro». Chi, invece, proprio pensa che non si potrà organizzare una “rivoluzione” dell’orario già dal prossimo anno scolastico è la dirigente del liceo classico Gioberti, Miriam Pescatore. «Produrremo uno studio di fattibilità quest’anno sulla possibilità di riorganizzare la settimana su cinque giorni, ma cominciare da subito è praticamente impossibile» sottolinea Pescatore. «Dovesse rendersi indispensabile intervenire per ridurre i consumi, però, potremmo pensare a riorganizzare su un unico plesso scolastico le classi che sono in succursale». La proposta della “settimana corta” che, al momento il Miur nega di aver preso in considerazione insieme con il ricorso alla didattica a distanza, era stata avanzata dal presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. «Si andrebbe a risparmiare circa un sesto delle spese per le bollette ma bisognerebbe riorganizzare il sistema dei trasporti».

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