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IVREA A processo un professore 55enne della scuola Gozzano di Caluso

Scrive messaggini piccanti alla sua allieva di 13 anni

Ma la difesa ribalta le accuse: «La studentessa ha contattato l’insegnante»

Si aprirà presso il tribunale di Ivrea, nei prossimi giorni, il processo nei confronti di un’insegnante che mandava messaggi a sfondo sessuale ad una sua ex allieva di 13 anni. L’imputato, G.P., 55 anni di Torino, insegnava presso la scuola secondaria di primo grado Gozzano di Caluso ed è difeso dall’avvocato Massimo Campanale. Dovrà rispondere del reato di adescamento di minore al fine di commettere violenza sessuale.

La vicenda, che verrà portata all’attenzione del giudice Angela Rizzo, risale all’estate del 2015. Giulia – il nome è di fantasia – aveva terminato la scuola. Passato l’esame di terza si apprestava a cominciare la scuola secondaria di secondo grado. Un passo difficile nella vita di un’adolescente. Quando G.P., il suo ex insegnante di italiano, l’ha contattata via whatsapp e messenger a lei è sembrato perfettamente normale. E all’inizio il tenore dei messaggi è, appunto, normale. Il professore e l’allieva parlavano di argomenti scolastici, della scelta della nuova scuola, poi lo scambio epistolare è continuato nel corso dell’anno.

Secondo le accuse, l’imputato è entrato sempre più in confidenza, con domande sulle nuove amicizie, le materie, i voti, dando consigli e ascoltando le confidenze di Giulia. Dopo un po’ di tempo però le attenzioni dell’insegnante si sono spostate alla sfera sentimentale e poi sessuale. Il tono dei messaggi è diventato più “spinto” e hot. «Chi frequenti?», «Hai un fidanzatino?» e poi oltre, chiedendo dei suoi rapporti sessuali e delle sue preferenze in fatto di sesso.

Troppo per la ragazzina che comincia a dubitare delle reali intenzioni dell’uomo, il quale alla fine le avrebbe mandato persino una foto di sé nudo. A gennaio 2016, Giulia si confida con le amiche, queste lo riferiscono alle professoresse e la notizia arriva ai genitori. G.P. avrebbe fissato, in quei giorni, un appuntamento con Giulia, un appuntamento a cui va il padre ma a cui l’imputato non si è presentato. A quel punto scattano le denunce.

La difesa non accetta gli addebiti e anzi ribalta le responsabilità sulla ragazzina: sarebbe stata lei a contattare l’insegnante e il loro rapporto non sarebbe stato come lei dice. Solo il dibattimento stabilirà se le accuse siano fondate oppure no.

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