vaccino vaiolo gn
Salute
IL FATTO

Scoppia l’allarme per il vaiolo: «Non ci vacciniamo dal 1977»

Dall’Africa ai “focolai” nelle comunità omosessuali: primi tre casi in Italia

Dopo il Covid scoppia l’allarme vaiolo e si temono migliaia di casi. Uno già accertato su un uomo rientrato dopo un soggiorno alle isole Canarie che si è presentato al pronto soccorso dell’Umberto I e ora è sotto osservazione allo Spallanzani di Roma. Altri due potrebbero essere confermati nelle prossime ore. Il ministero della Sanità ha allertato le Regioni e creato insieme con l’Iss una squadra di monitoraggio per evitare gli errori commessi con l’arrivo del Coronavirus. Le prime infezioni, infatti, avrebbero fatto ritorno dall’Africa dopo oltre quarant’anni. Proprio dove si erano fermate nel 1976 con l’ultimo contagio in Somalia. Secondo gli esperti i “focolai” si sarebbero accesi in particolare all’interno di comunità chiuse, come quelle omosessuali e veicolati proprio dai rapporti sessuali. Cosicché nei giorni scorsi la malattia è stata diagnosticata anche in Italia per la prima volta dopo molto tempo. Per quella che è considerata una variante che colpisce in particolare le scimmie l’Istituto di Sanità non lancia un vero e proprio “allarme rosso”. Ma le autorità sanitarie invitano alla prudenza soprattutto nei contatti stretti o sessuali, poiché questo virus si trasmette nell’uomo attraverso il contatto con i fluidi corporei. «Il ministero della Salute – spiega l’Iss – sta monitorando attentamente i casi di vaiolo delle scimmie segnalati in Italia e che sarebbero attualmente pochi e ha allertato le Regioni per un tracciamento degli eventuali casi». Per ora, almeno, non ne risulterebbero a Torino. «No – conferma l’infettivologo dell’Amedeo di Savoia, Giovanni Di Perri -. Ma questo, sebbene non ci sia una allerta generale, non significa che i rischi siano annullati. Attualmente la platea di vaccinati contro il vaiolo dovrebbe farci stare più che tranquilli, sebbene contro questa malattia la vaccinazione obbligatoria sia sospesa dal 1977». La patologia, al momento, presenta sintomi vari ma in genere lievi, come febbre, dolori muscolari, cefalea, rigonfiamento dei linfonodi, stanchezza. Una caratteristica sono anche le manifestazioni cutanee, come vescicole o piccole pustole anche sugli organi sessuali. Il decorso di solito è benigno e si risolve in poche settimane e anche in assenza di terapie specifiche. «Teniamo alto il livello di attenzione grazie alla nostra rete di sorveglianza europea e nazionale» ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza da Berlino dove si trova per la riunione del G7. «Proprio qui ne ho parlato informalmente con la commissaria Stella Kyriakides e gli altri ministri per coinvolgere l’Ue». Chiede di fare molta attenzione Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, che ha parlato dei casi di vaiolo delle scimmie aggiungendo come in questo momento dovremmo preoccuparcene anche più del Covid. «Dobbiamo esser tutti uniti scambiandoci informazioni e monitorando eventuali focolai» ha aggiunto Bassetti. «Finora sono stati accertati una ventina di casi, ne vedremo molti di più: arriveremo a qualche migliaio».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo