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IL FATTO Uno studio tra la Città della Salute e New York

Scoperta Torino-Usa: il gene che provoca il rigetto nei trapianti

Ora sarà più facile trovare il donatore giusto: il 10 per cento degli interventi alle Molinette

Il gene che provoca il rigetto nei trapianti di organo non è più un mistero. Si chiama Lims1 e la scoperta è il frutto di una ricerca condotta sui trapianti di rene dalle Università di New York – Centro della Columbia University e di Torino, assieme alla Città della Salute di Torino e altri centri europei. Lo studio è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica mondiale New England Journal of Medicine. La ricerca ha permesso di identificare il gene Lims1 che, quando diverso tra donatore e ricevente, cioè incompatibile, contribuisce decisamente a peggiorare la riuscita del trapianto. Sono state analizzate più di 2.700 coppie donatore-ricevente di trapianto renale, quasi 800 delle quali di Torino.

«Dallo studio è emerso che il 60% della popolazione europea presenta una caratteristica genetica che permette di produrre una proteina Lims1 presente in molti tessuti, compreso quello renale, il 40 per cento invece possiede varianti genetiche che non permettono di esprimerla – spiega uno degli autori dello studio, il professor Antonio Amoroso -. In caso di trapianto di rene che provenga da un donatore con la variante che esprime la proteina Lims1 i riceventi che geneticamente non la producono possono riconoscerla come estranea e indirizzare contro di essa una risposta immunitaria di rigetto del trapianto. Si è infatti dimostrato che i riceventi negativi per la proteina sviluppano, quando trapiantati con reni positivi, anticorpi anti Lims1».

Le possibili ricadute di questa scoperta sono «usare queste informazioni genetiche per trovare le combinazioni più compatibili quando si selezionano i riceventi da trapiantare – spiega l’altro autore, la professoressa Silvia Deaglio – e mettere a punto le analisi di laboratorio per intercettare la presenza di anticorpi contro la proteina Lims1».

In Italia nel 2018 sono stati fatti 3.718 trapianti, più del 10 per cento dei quali presso l’ospedale universitario Città della Salute. Per chi riceve un trapianto la probabilità di sopravvivenza è di circa 70 per cento a 5 anni, rispetto a una prospettiva che senza trapianto non lascerebbe molto spazio. Ogni anno, meno del 30 per cento dei pazienti in attesa di trapianto lo riceve.

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