Di Maio e Salvini: lite sulla Tav
Cronaca
Alta tensione nel governo gialloverde

Scontro sulla Tav. Salvini sbotta: “Non serve la laurea per capire che va fatta”, Di Maio lo gela: “Non insistere”

Il segretario della Lega rilancia: “E’ meglio completare un buco di 25 chilometri nella montagna piuttosto che richiuderlo”. Il leader grillino replica: “Analisi costi negativa, la Torino-Lione non si farà”

Lo stop alla Torino-Lione in cambio del voto contrario all’autorizzazione a procedere sul caso Diciotti (“per carità, non siamo assolutamente abituati a ragionare così, con la logica dello scambio” si affretta però a precisare Luigi Di Maio). Uno scambio al quale il ministro dell’Interno Matteo Salvini non vuole credere, ma che potrebbe nascondersi dietro l’incertezza che ancora regna tra i pentastellati sulla linea da seguire in Giunta per le immunità parlamentari. E che potrebbe durare ancora a lungo, ben oltre la diffusione dei risultati dell’analisi costi-benefici alla quale il governo, con il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, ha appeso il destino dell’opera.

ANALISI COSTI BENEFICI NEGATIVA?
Analisi che, stando a quanto riferito da Di Maio – “mi sembra che stia trapelando dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti che questa ‘analisi costi benefici’ sia negativa, perché non è che ci siamo opposti a quella grande opera in questi anni perché eravamo ideologicamente contro” – potrebbe anche portare ufficialmente alla definitiva bocciatura del progetto.

SALVINI: “NON OCCORRE LA LAUREA”
Non siamo al mercato dove ‘io ti do questo e tu mi dai quest’altro’, è roba di vecchi governi“, taglia corto Salvini da Campli, nel Teramano, dove è giunto alla ricerca di voti per il candidato leghista alla Regione Abruzzo. Il leader del Carroccio ribadisce la sua idea su quanto andrebbe fatto per la Tav. “Mica serve una laurea per capire che è meglio completare un buco di 25 chilometri nella montagna piuttosto che richiuderlo“.

DI MAIO “CONSIGLIA” SALVINI
Parole dure, quelle di Salvini, che fanno salire il livello di allarme nel governo. Tanto che Di Maio, a stretto giro, si fa addirittura minaccioso: “Per quello che mi riguarda, non conviene insistere su temi sui quali non siamo d’accordo. Altrimenti mi devo convincere che si continua a spingere su temi su cui non siamo d’accordo per creare tensioni nel governo. Io non lo consiglio“.

LA TAV NON SI FARA’
E, poi, perché il messaggio arrivi forte e chiaro all’interlocutore: “Alla fine la Tav non si farà. Il tema non è il ridimensionamento dell’opera, se parliamo di ridimensionamento parliamo di una supercazzola” precisa ancora Di Maio.

DOSSIER TAV E DICIOTTI
I due dossier, Tav e Diciotti, sembrano in ogni caso sempre più collegati e la tempistica potrebe giocare a favore dei Cinque Stelle. Di Maio, soffermandosi sulla richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei Ministri di Catania fa presente che “noi nella nostra storia non abbiamo mai votato per utilizzare le immunità parlamentari” ma il caso Diciotti “è un po’ diverso”. Ma poi sottolinea anche: “So bene che il voto arriverà non questa settimana, ma fra qualche settimana…”.

LO SPETTRO DELLO SCAMBIO
E, quindi, dopo i risultati dell’analisi sulla Tav, previsti a breve. Lo spettro dello scambio Tav-Diciotti comincia a materializzarsi anche agli occhi delle opposizioni. “Uno squallido baratto, una proposta scellerata. Salvini dovrebbe rinunciare alla Tav in cambio del no grillino all’autorizzazione a procedere sulla vicenda Diciotti?”, domanda Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato. E dalla convenzione nazionale del Pd, Maurizio Martina lancia la proposta di una “mozione di sfiducia per il ministro dell’Interno: è arrivato il momento”.

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