Scontri del 1 maggio a Torino: eseguite 13 misure cautelari (foto Polstato Torino)
Cronaca
Indagine della Digos

Scontri al corteo del Primo Maggio a Torino: 13 misure cautelari per i leader di Askatasuna [FOTO E VIDEO]

Arresti domiciliari per uno dei leader storici del movimento. Denunciati in stato di libertà altri 30 militanti d’area

Tredici misure cautelari, di cui una ai domiciliari, 3 divieti di dimora a Torino e nei Comuni della Val Susa e 9 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria: è il bilancio di una vasta operazione della Polstato torinese, intervenuta nell’ambito di un’articolata indagine svolta dalla Digos della Questura di Torino e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, nei riguardi di leader e militanti di Askatasuna. I reati ipotizzati sono quelli di resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata aggravati. I fatti contestati risalgono al corteo del 1° maggio del 2019.

AGLI ARRESTI DOMICILIARI
In particolare, secondo la ricostruzione degli investigatori, è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di uno dei leader storici del movimento, il 37enne, Mattia Marzuoli, al quale, hanno spiegato gli inquirenti, sarebbe stato riconosciuto anche “il ruolo di coordinamento e direzione delle fasi violente della manifestazione”.

DIVIETI DI DIMORA E OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA PG
Tre di loro invece, C.E. (di anni 21), O.R. (di anni 40) e l’anarchico M.D. (di anni 29), sono stati destinatari del divieto di dimora nei Comuni di Torino e della Val Susa, mentre nei confronti di altri 8 – B.M. (di anni 29), G.S. (di anni 40), L.D. (di anni 31), M.M.E. (di anni 29), M.S. (di anni 22), M.D. (di anni 28), M.N. (di anni 26) e R.U. (di anni 31) – è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

IL RUOLO DELLA “SPEAKER”
Stessa misura cautelare è stata disposta anche a carico della storica portavoce di Askatasuna, Dana Lauriola, 40anni, attualmente detenuta in carcere in esecuzione di condanna definitiva, la quale, sempre secondo quanto comunicato dalla Questura, nelle vesti di “speaker”, avrebbe assunto il ruolo di “voce ufficiale del corteo”, fomentando ed incitando gli altri individui.

DISORDINI AL CORTEO DEL 1° MAGGIO 2019
I fatti, come detto, risalgono alla manifestazione dei lavoratori del 1 maggio 2019, quando diversi militanti di Askatasuna, posizionatisi in testa allo spezzone sociale composto da circa 2.000 persone, legati anche al movimento No-Tav, all’area anarchica ed ai vari gruppi del dissenso cittadino, si resero responsabili di ripetute azioni violente che – scrivono gli inquirenti – resero “necessari diversi e calibrati interventi dei contingenti delle forze dell’ordine e del personale della Digos al fine di impedire la realizzazione di una precisa strategia volta a sovrastare le altre componenti politico-istituzionali intente a sfilare per il centro cittadino per raggiungere la testa del corteo con il preciso obiettivo di dare, tra l’altro, una connotazione prettamente ‘NoTav’ alla tradizionale manifestazione dei lavoratori”.

I TENTATIVI DI SFONDAMENTO
Poco prima che partisse il corteo istituzionale, diversi soggetti più volte tentarono di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine, riuscendo poi ad oltrepassare, ad inizio manifestazione, il furgone del partito Liberi e Uguali, tentando successivamente di scavalcare anche lo spezzone del Partito Democratico, aggredendo, in più occasioni, sia alcuni esponenti politici che i componenti del servizio d’ordine del partito, uno dei quali fu colpito violentemente con calci e pugni da alcuni militanti di Askatasuna.

L’INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE
In seguito i manifestanti tentarono di sfondare un altro cordone delle forze dell’ordine, costrette ad intervenire con azioni di alleggerimento anche perché fatte oggetto del lancio di bottiglie, aste di bandiere ed altri oggetti contundenti, nel corso delle quali rimase lievemente ferito un operatore della Digos. Le complesse indagini della Digos hanno consentito di individuare e denunciare in stato di libertà altri 30 militanti d’area per reati simili.

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