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Cronaca
ASSALTO IN BARRIERA

Scatenati in farmacia: adesso i due rapinatori si accusano a vicenda

Parlano i giovani arrestati: «Non sapevo del coltello, assurdo colpire quell’uomo». Ma di fronte al giudice ha scelto di non rispondere

«Ci sono rimasto male a sapere che sarei stato io a trascinare quel ragazzo a fare la rapina. Eravamo amici e l’ho aiutato molto ultimamente. Mai avrei pensato che avesse un coltello. Era assurdo usarlo su un uomo già a terra». Sono piene di rammarico le parole che Alessandro Farace, ieri, ha rivolto in carcere al suo legale, l’avvocato Antonio Mencobello. Il diciottenne che ha rapinato la farmacia di corso Vercelli 236 armato di scacciacani, è accusato anche di tentato omicidio in concorso. Risponde anche lui del gesto eseguito dal complice sedicenne: l’accoltellamento di Maurizio Sabbatino, carabiniere libero dal servizio, che ha provato a sventare la rapina bloccando il sedicenne e finendo in ospedale in condizioni gravi. Le versioni rese dai due giovani davanti agli inquirenti divergono su un elemento che non è un particolare: l’arma del delitto. Chi ha portato il coltello con cui è stato quasi ucciso il carabiniere?

Faraci è categorico: «Nessuno doveva farsi male – ha ribadito – io ho preso i soldi dalla cassaforte e sono uscito. Poi ho visto uscire il mio amico che urlava, l’ho accoltellato, l’ho accoltellato. Ho saputo in quel momento che aveva una lama».

«Trascinarlo nella rapina? E come avrei potuto, se siamo andati fino a Cafasse?», ha detto Faraci al legale, precisando: «Era assurdo accoltellare il carabiniere. Era già a terra. E l’idea della rapina era di tutte e due». «Ora – afferma l’avvocato Mencobello – la cosa più importante è trovare il modo di chiedere scusa a questa famiglia e di fare capire al ragazzo la gravità di quanto accaduto».

Ieri Faraci, durante l’interrogatorio di garanzia, si è avvalso della facoltà di non rispondere, rimettendosi all’interrogatorio fatto davanti ai pm Chiara Molinari e Marco Sanini. Il giudice si è riservato la decisione sulla convalida. Venerdì sarà la volta dell’udienza, davanti al giudice dei minori, del sedicenne, che sostiene: «Non ho portato io l’arma». Il giovane, ristretto al centro di prima accoglienza per minori, al suo avvocato Marco Marchio ieri ha detto piangendo: «Lo conoscevo da poco quel ragazzo, e mi stava stressando per questa rapina, mi chiedeva sempre di farla e ho detto si perché avevo timore di lui. C’è stato un momento in cui ho voluto tirarmi indietro e gliel’ho detto, ma mi ha fatto capire che si sarebbe arrabbiato se lo avessi lasciato solo».

Sulla dinamica dei fatti, le versioni sono simili. Il diciottenne ha comprato lo scooter (usato) tre mesi fa, su Facebook, per 300 euro. Due mesi fa ha acquistato le armi giocattolo su internet. Alle 17.30 di lunedì i due giovani – dopo essersi cambiati gli abiti in una cantina – sono andati a Cafasse, guidava il sedicenne. La farmacia era piena di gente in coda e i due hanno cambiato obiettivo, dirigendosi in corso Vercelli. «Non sono entrati subito in farmacia – racconta l’avvocato Mencobello – perché hanno visto dentro una mamma con il suo bambino. Hanno aspettato che uscissero. Questo è il briciolo di umanità che mi spinge a pensare che forse questi ragazzi possano redimersi».

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